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martedì 09 febbraio 2010
Hotel Reale a Roccaraso per la tua vacanza sulla neve
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L'Hotel Reale è sinonimo di storia e tradizioni per la ricettività di Roccaraso: edificato da Gregorio Cipriani negli anni seguenti la seconda Guerra Mondiale, oggi è gestito dalla terza...

Settimana bianca a Roccaraso: a coccolarvi ci pensa l'Hotel Trieste!
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Roccaraso è senza dubbio la meta "top" di chi sceglie l'Abruzzo per  sfogare tutta la propria passione per lo sci. Nel cuore della rinomata località, in pieno centro, sorge l'Hotel Trieste, capace di abbinare, alla vostr...

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IL BALLO DEL LACCIO DELL'AMORE Stampa E-mail Diggita OK Notizie
lunedì 01 agosto 2005
Altra danza tradizionale del teramano che risale ai tempi preistorici é la danza del Laccio dell'Amore che si svolge a Penna S. Andrea. Questo ballo, derivante secondo gli studi da una liturgia di venerazione delle divinità agresti,  voleva essere propiziatorio per la fecondità della terra. Attorno ad un palo da cui pendono nastri colorati danzano giovani ragazzi e ragazze; questi, compiendo particolari movimenti, cercano di intrecciare e strecciare i nastri per raccogliere presagi sul futuro della coppia. Ogni gesto racchiude un particolare significato: corteggiamento, fidanzamento e rifiuto. Nella versione "moderna" la danza é accompagnata dal suono di un organetto particolare chiamato 'ddu bbotte' ed é distinta in più parti: l'entrata ('zenna cuperte') che descrive l'incontro,  il ballo di coppia ('lu ssaldarelle') che rappresenta il corteggiamento fatto di ammiccamenti e sorrisi, il ballo in cerchio ('lu trallallere') che vuole essere il rifiuto del corteggiamento, la serenata ('serenata de lu mrijiche') fatta da uno spasimante incoraggiato dall'effetto del vino bevuto, e finalmente l'intreccio dei nastri a celebrare il matrimonio tra le coppie. Dall'inizio del '900 esiste un gruppo  folkloristico che mantiene viva questa tradizione e che porta il nome della stessa: "Gruppo Folkloristico Laccio d'Amore".
Ultimo aggiornamento ( martedì 27 settembre 2005 )
 
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IL BALLO DELL'INSEGNA Stampa E-mail Diggita OK Notizie
lunedì 01 agosto 2005
In occasione della Madonna  della Misericordia, il 23 settembre di ogni anno a Forcella, frazione di Teramo, viene rappresentata la danza rituale maschile (oggi anche femminile) il cui protagonista é un drappo  quadrato (un metro e mezzo per lato) di seta leggera bipartita in bianco e giallo detto "insegna"  posto alla fine di una sottile asta. La danza, che rappresenta l'espressione delle antiche origini del popolo Piceno, si svolge nella piazza principale; tra la cerchia del pubblico che assiste, al centro si trova un alfiere o 'Presidente' che con  la mano sinistra dietro la schiena e il drappo nella destra arriva preceduto da suonatori di grancassa e tamburo e da due armigieri armati di lancia a spada (questi devono regolare lo svolgimento delle esibizioni).  L'alfiere si inginocchia,  bacia un lembo dell'insegna e si rialza per ballare il salterello impugnando l'insegna (i suoi lembi coprono l'alfiere come un mantello);  nel frattempo dal gruppo degli uomini avanzano i 'Pretendenti'  a prendere possesso dell'insegna e sostituire l'alfiere. Segue una serie di avvicendamenti tra i diversi pretendenti nella danza (durante la quale il drappo non deve toccare il suolo)  fino a quando l'alfiere non riprende possesso dell'insegna, la bacia e si riavvia verso la propria abitazione. Secondo la tradizione, con questo ballo, che richiede prestanza fisica, agilità e senso ritmico,  si vuole ricordare l'antica e ricca  colonia romana di Falerio Picenus, salvata dall'assedio grazie ad un giovane villico che, soddisfatto delle proprie gesta, , si sarebbe messo a danzare  agitando una bandiera con la mano. Secondo altre versioni il ballo era una  delle danze rituali propiziatorie in onore alla dea Fortuna e rientrando nel genere delle 'bandierate' viene sentito come dimostrazione di virilità e prestigio maschile.
Ultimo aggiornamento ( martedì 27 settembre 2005 )
 
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La Perdonanza Stampa E-mail Diggita OK Notizie
giovedì 28 luglio 2005
La Perdonanza La città de L'Aquila, vide in passato, l' incoronazione al soglio pontificio di Pietro Angeleri da Isernia, monaco eremita del  Morrone, divenuto Papa con il nome di Celestino V. Il monaco ebbe sempre una particolare predilezione per questa città ed in particolar modo per la Basilica di Collemaggio che ospitò la sua incoronazione nell' agosto del 1294. L' eremita giunse nella città ormai ottantenne. Carlo II d' Angiò, re di Napoli e Carlo Martello, re d' Ungheria, lo accompagnarono alla cerimonia stretti in un solenne corteo di principi, baroni, prelati. In quell' occasione Celestino V, incoronato Papa, concesse una particolare indulgenza: la Perdonanza. L' atto istitutivo della Perdonanza è scritto in una bolla conservata nella sede municipale. La rinuncia al male e al peccato, il dono dell' Indulgenza, la pratica del bene verso i fratelli riassumono il dettame della Perdonanza.
Ogni anno in agosto la città dà vita ad un corteo che partendo da Piazza Palazzo giunge fino alla Basilica di Collemaggio. Al corteo partecipano, in forma pubblica e solenne, gli amministratori della città di L' Aquila e quelli dei paesi della provincia che sfilano con i gonfaloni delle città e con le insegne comunali. Si tratta di un corteo spettacolare vista la partecipazione di figuranti in costume medioevale, di mimi, di musici, di danzatori, di sbandieratori  e tamburini che, giunti dalle regioni circostanti, richiamano numerosissimi spettatori e turisti. Il grande corteo, sfilando per le vie centrali della città, giunge dinanzi alla Basilica aquilana, di fronte alla Porta Santa; l' araldo comunale dà lettura dell' antica bolla del Santo Pontefice, "la Bolla del Perdono", e il Vescovo, aprendo le grandi porte, rinnova l' indulgenza a tutti coloro che visiteranno la basilica dopo essersi confessati e pentiti dei propri peccati. Dalla Basilica di Collemaggio la Bolla viene ridepositata nella sede municipale, il corteo è scortato dai drappelli del Reggimento Carabinieri a Cavallo e dai cavalieri dei castelli aquilani. Il suggestivo centro storico ospita spettacoli, mostre ed eventi d' arte. 
Ultimo aggiornamento ( martedì 27 settembre 2005 )
 
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Giostra cavalleresca Stampa E-mail Diggita OK Notizie
giovedì 28 luglio 2005
Giostra cavalleresca Nell'ultima settimana del mese di luglio, la piazza Garibaldi di Sulmona si trasforma in un campo di gara divenendo splendido scenario per la rievocazione di un antico torneo cavalleresco. Un tempo la giostra aveva luogo due volte l'anno: per la ricorrenza della Madonna dell'Annunziata e per la Madonna dell'Assunta. Alla gara erano ammessi a partecipare i giovani delle famiglie nobili. Oggi nella Giostra si confrontano i sestrieri e i borghi storici della città. Lungo le strade dell'elegante città sfilano in corteo, con costumi rinascimentali, nobili famiglie, sbandieratori, tamburini, musici e danzatori. Durante la settimana che precede l'evento cavalleresco, nei borghi si organizzano feste in costume, cerimonie religiose per la benedizione delle insegne e dei cavalieri, concerti di musica antica e giochi popolari.
Ultimo aggiornamento ( martedì 27 settembre 2005 )
 
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San Domenico e il vincolo del comparatico Stampa E-mail Diggita OK Notizie
giovedì 28 luglio 2005
San Domenico Nel calendario della Chiesa, il 24 giugno, giorno della nascita di San Giovanni, è una ricorrenza che non solo è memoria del santo ma è una vera solennità. Giovanni è il primo esempio di rettitudine, è colui che battezza con l'acqua in attesa di Colui che battezzerà con il fuoco. Ancora giovanissimo si ritira nel deserto, indossa una veste di pelle di cammello e si nutre di locuste e di miele selvatico. La sua rettitudine gli "costerà la testa" che re Erode donerà alla figlia Salomè. In alcuni paesi, il 24 di giugno è il giorno in cui i giovani creano tra di loro un legame, un vincolo indissolubile: il vincolo del camparatico. Si dà vita ad una parentela spirituale più forte di quella fisica e pertanto considerata sacra e non scioglibile.  
Nella Marsica, sempre nel girono di San Giovanni, si rinnova un insolito vincolo tra gli abitanti di Bisegna e quelli di Trasacco che s'incontrano lungo le rive del fiume Giovenco, nei pressi di una fontana miracolosa dedicata a Giovanni Battista, qui compiono riti purificatori. Uomini e donne si bagnano nel fiume e alcuni di loro riempiono delle bottiglie con l'acqua taumaturgica della fonte che verrà utilizzata per curare le malattie della pelle e la scabbia. Il comparatico si rinnova con lo scambio di abbracci affettuosi e di mazzetti di fiori ornati con rami di rosmarino, di basilico, di menta e con l'immagine sacra del Santo. Dopo la messa, la statua del santo con il suo accompagnamento torna verso il paese. Giunti alle prime case la processione è accolta da un piccolo corteo che conduce la statua di Sant'Antonio. I due gruppi di fedeli si fondono e raggiungono la parrocchia dove unitamente alle cerimonie liturgiche inizia la festa.
Ultimo aggiornamento ( martedì 27 settembre 2005 )
 
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