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giovedì 02 settembre 2010
Isola Verde sul lago di Bomba nel cuore dell’Abruzzo
Isola Verde
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La Locanda sul Lago
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Arte e cultura in Abruzzo
"Un'isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentale e libere:....il Gran Sasso e la Majella sono le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo colto riuscito e complementare..." (Ennio Flaiano).

A due passi da Roma (e quattro da Napoli) l'Abruzzo è stato visto e immaginato per lungo tempo con una terra avvolta nel mistero, quasi un'isola per definizione (ma visitata e attraversata), lontana e semibarbara nella fantasia dei poeti e degli artisti, da Guido Guinizzelli e Giovanni Boccaccio ("e quindi passai in terra d'Abruzzi, dove gli uomini e le femmine vanno in zoccoli su pe' monti, rivestendo i porci delle loro busecchie medesime") a tutti quelli che l'hanno percorsa o vi hanno soggiornato per motivi diversi: arte, studio, lavoro, viaggi, confino politico. Antonio Beccadelli, il Panormita, impudico umanista dello scandaloso Hermafroditus, soggiorna come futuro Alfonso I, re di Napoli) a Castel di Sangro e a Sulmona (1435). Il tipografo tedesco, Adam von Rithwild, nel 1482 introduce all'Aquila l'arte della stampa.

Il reatino Battista Alessandro Jaconello, traduttore delle Vite di Plutarco, inaugura l'incunabolistica aquilana. Il domenicano Serafino Razzi nelle sue cronache di viaggio descrive la vita in Abruzzo nel cinquecento. Francesco Berni, cortigiano del cardinale Bernardo Dovizi di Bibbiena, per i suoi scritti polemici verso il papa fiammingo Adriano VI viene esiliato presso la Badia di San Giovanni in Venere (Fossacesia) fino alla morte del papa. Nell'800 Ferdinand Gregorovius ("indiscrivibile paradiso"), Richard Keppel Craven, Edward Lear, Theodor Mommsen, più che dalle memorie storiche, si lasciano sedurre degli aspetti di "colore". Tanzio da Varallo dipinge nelle chiese di tre paesini abruzzesi e Giovanni Giacometti trasloca per breve tempo dalle sue montagne italo-elvetiche a quelle abruzzesi per studiare i pastori. Antonio Stoppani, il padre della geologia, scopre a Tocco da Casauria tre tesori: l'oro nero, un poeta ciabattino, la cent'erbe ("...di quei paesi meridionali, di cui uno dei nostri che ritorni ha sempre tante meraviglie da raccontare, come venisse allora dalle Indie o dalla Siberia").

Luigi Pirandello nel 1906, commissario d'esami a Città Sant'Angelo, mentre attende il treno ala stazione di Pescara (la vecchia stazione di Portanuova) scrive la novella Notte. Alberto Savinio (Dico e te Clio) distilla l'incanto di un pianeta incorrotto e sconosciuto. Carlo Emilio Gadda minia "en pleir air" una parte d'Abruzzo, tra le meraviglie d'Italia. Massimo Bontempelli insegna a L'Aquila e Albino Pierro, uno dei grandi poeti italiani in dialetto del '900, studia Sulmona. Guido Ceronetti contempla un Abruzzo lunare leggendo l'Ecclesiaste. Silvio D'Arzo a Francavilla viene ospitato per due mesi dopo la fuga da un treno piombato che lo conduceva in Germania. Natalia Ginzburg ("Lessico familiare") raggiunge nel "confino" di Pizzoli il marito Leone e tornerà molti anni dopo a visitare quei luoghi. Mario Soldati ambienta nel chietino il racconto La giacca verde. Corrado Alvaro dal suo rifugio di Chieti scrive struggenti lettere d'amore alla bellissima moglie Laura.

Leo Longanesi è confinato a Guardiagrele con altri noti "internati". Orio Vergani nel suo diario (postumo) narra la vicenda misteriosa del saccheggio della casa D'Annunzio e appunta gli sfoghi di Marietta Camerlengo (omen omen), la custode. Dino Buzzati, Vasco Pratolini, Achille Campanile, Giovanni Mosca descrivono ampiamente paesaggi abruzzesi nelle loro cronache del Giro d'Italia. Guido Piovene restituisce un Abruzzo antico e febbrilmente nuovo nel suo "Viaggio in Italia". Giovanni Russo mostra il "pane dei Torlonia" in Baroni e contadini. Alfonso Maria Di Nola indaga superbamente sulle serpi di Cocullo e su altri aspetti magico-religiosi. Gian Luigi Piccioli racconta la storia di Navelli in Epistolario collettivo. Giorgio Manganelli percorre la regione in apnea surreale. Silvia Ballestra vi ambienta la Guerra degli Antò. Giuseppe Ferrandino nel suo Pericle il nero disegna una Pescara agghiacciante ma improbabile. Gustaw Herling narra un'apocalisse (Don Lidebrando) in un paesino abruzzese.

E'l'Abruzzo "forte e gentile" come lo definisce retoricamente Primo Levi nel 1882, iniziando la aureolizzazione stereotipa. E' la "terra vergine", panica e sensuale, ferina e selvaggia delle tele del Michetti e delle Novelle della Pescara, smisuratamente agghindata di mito (e di oelografua), come di crudo verismo  delle "Bestie da soma". Ma è la trasfigurazione artistica appunto, che ritaglia un Abruzzo impenetrabile, non la realtà, soprattutto oggi, raggiungibile, non la realtà, soprattutto oggi, raggiungibile da ogni dove, percorso da reticoli di strade e franante del paesaggio nei costumi negli usi, come "scmimia" nel consumismo che ingoia identità facce costumi, omologando i tratti distintivi residui in un melting-pot multiculturale (o multivernacolare)......omissis
                 
Giacomo D'Angelo (Abruzzo Piccolo Atlante)

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