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Biotopo Lecceta di Torino di Sangro - Torino di Sangro - (CH)

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lunedì 09 giugno 2008
Biotopo LeccetaPosizione geografica: Nei pressi della foce del fiume Sangro,estremo meridionale Costa dei Trabocchi, Comune di Torino di Sangro
Legge istitutiva: L.R. N.67/2001
Ente Gestore: Società SAGRUS srl di Atessa sulla base di una convenzione con il Comune di Torino di Sangro
Estensione: 175 ha
Vincoli di protezione: Riserva Naturale Regionale Guidata; Sito di Importanza Comunitaria IT7140107 (Lecceta di Torino di Sangro e foce del fiume Sangro)
Simbolo: Testuggine di Hermann (Testudo hermanni)
Strutture: Percorso natura, percorso escursionistico, aree di sosta, area picnic, centro visite, centro accoglienza
Info: Comune di Torino di Sangro - P.za Donato Iezzi 66020 Torino di Sangro (CH) - Tel 0873.913121 - fax 0873.913175
Come arrivare:
In auto: Autostrada A14 Bologna-Canosa, uscita casello Val di Sangro. Si prosegue in direzione Fossacesia, si percorre la Stada Statale 16 in direzione sud e si imbocca la strada di collegamento con il Biotopo Costiero “Lecceta Litoranea di Torino di Sangro” e il Cimitero di Guerra Sangro War Cemetery; - da Napoli con l'autostrada Roma-Napoli fino a Caianello, si passa per Venafro e Castel di Sangro e di qui la fondovalle Sangro fino a incrociare la SS 16; - da Roma con l'autostrada A25 confluendo nella A14 all'altezza di Pescara e proseguendo in direzione sud fino al casello di Val di Sangro.
In treno: Treni regionali - Stazione di Torino di Sangro.

L'ambiente
La Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”, istituita con L.R. n. 67 del 19.12.2001, si estende per 175 ettari e ricade quasi per intero all’interno del perimetro del Sito di Interesse Comunitario n. 107 “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e foce del fiume Sangro”. Per il suo notevole interesse vegetazionale, la Lecceta di Torino di Sangro è stata inserita fra i biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di protezione della Società Botanica Italiana (1971) e ne è prevista la tutela anche dalla Legge Regionale abruzzese n. 45/79. Si tratta di una lecceta costiera, l’unica di una certa estensione, presente lungo la fascia litoranea del medio Adriatico insieme a quella del Monte Conero nelle Marche. Ultimo lembo di bosco costiero della Regione, esso è affine alle leccete dell’Istria e presenta, inoltre, nello strato arbustivo, una composizione mista di sclerofille sempreverdi e di caducifoglie; ricco è anche il corteggio delle liane (smilaci, clematidi, robbie, caprifogli, rose), mentre tra le erbe emerge la Festuca dei querceti (Festuca drymeja), che sottolinea la freschezza del substrato arenaceo. Il bosco, costituito quasi esclusivamente da latifoglie, presenta ancora tratti di pregio naturalistico e di valore paesaggistico e scientifico, in contrasto con la maggior parte dei rimboschimenti costieri, di natura antropica, che hanno compromesso l’estetica e i valori della macchia mediterranea a causa delle specie alloctone introdotte soprattutto nell’Italia peninsulare. L’area boscata è più estesa rispetto alle dimensioni della Riserva: infatti si estende ad angolo con l’ultimo tratto del fiume Sangro, formando così un unicum ambientale con le ampie fasce di vegetazione riparale presenti lungo gli argini del fiume e la costa. Le fasce riparali rappresentano il principale asse di collegamento biologico tra la Lecceta e gli altri elementi di pregio naturalistico allineati lungo il Sangro, quali il Bosco di Mozzagrogna e la Riserva Naturale Regionale “Lago di Serranella” che rappresenta il punto di contatto fra le zone umide dell’alto-medio Sangro (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) e quelle dell’Aventino (Parco Nazionale della Majella).

La flora
Bosco fitto e intricato, nonostante la denominazione di “lecceta”, è fondamentalmente una macchia mediterranea mista, dove al leccio (Quercus ilex), specie arborea dominante, si associano la roverella (Quercus pubescens) e l’orniello (Fraxinus ornus), mentre nei settori più mesofili con esposizione settentrionale è presente il cerro (Quercus cerris) nonché un ricco sottobosco dominato da densi tappeti di edera (Hedera elix). Lo strato arbustivo è molto ricco di specie, con un’alta densità di individui. Al leccio e alla roverella si uniscono il carpino orientale (Carpinus orientalis), il sanguinello (Cornus sanguinea), la Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), il biancospino (Crategus monogyna), il ligustro (Ligustrum vulgare), il pungitopo (Cuscus aculeatus). Interessante la presenza dell’alaterno (Rhamnus alaternus), della liquirizia (Glycyrrhiza glabra) e del lentisco (Pistacia lentiscus). Troviamo poi con una certa abbondanza specie rampicanti come la salsarapiglia (Smilax aspera) e la robbia selvatica (Rubia peregrina), mentre nelle zone più degradate della lecceta vegeta l’ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus) che conferisce all’ambiente un aspetto di steppa litoranea. Lo studio della vegetazione della Riserva ha rilevato una straordinaria affinità tra questa lecceta dell’Italia centrale con le altre dell’Istria e del Nord Adriatico. Tuttavia alcuni elementi floristici come Festuca drymeia, Ampelodesmos mauritanicus, Ranunculus velutinus e Helleborus foetidus, assenti nelle altre aree, caratterizzano il bosco di Torino di Sangro con un elevato valore naturalistico. La flora presente nel basso Sangro e alla foce è quella tipica delle zone umide ed è rappresentata nello strato arboreo-arbustivo da salici (Salix alba, S. eleagnos, S. purpurea), pioppi (Populus nigra, P. alba, P. tremula), ontani (Alnus glutinosa) e frassini (Fraxinus excelsior), mentre sulle sponde limose domina la cannuccia palustre (Phragmites australis) accompagnata dalla tifa (Typha latifolia), dai carici (Carex sp.) e dalle lische (Scirpus sp.). Gli specchi d’acqua lenta sono popolati da brasche (Potamogeton natans) e millefoglie (Myriophyllum sp.).

La fauna
La fauna della Lecceta di Torino di Sangro appare ricca e varia, in quanto rappresenta il punto di partenza costiero per il corridoio ecologico del fiume Sangro, che unisce una serie di aree protette (Serranella, Casoli) e siti di interesse comunitario di notevole valore naturalistico, fino ai parchi nazionali della Majella e d’Abruzzo Lazio e Molise. Oltre agli uccelli acquatici che frequentano la foce del Sangro ed il litorale adriatico, nella folta vegetazione mediterranea trovano rifugio numerosi uccelli, sia durante il periodo riproduttivo che nei periodi di passo. Le specie più interessanti sono i Silfidi, tra cui la capinera (Sylvia atricapilla), l’occhiocotto (Sylvia melanocephala) la sterpazzolina (Sylvia cantillans). Sono presenti piccoli passeriformi anche poco comuni in Abruzzo come la Sterpazzola di Sardegna (Sylvia conspicillata) e il canapino (Hippolais poliglotta) che rimangono a nidificare nel bosco. Sono state osservate nei pressi della foce specie interessanti come il martin pescatore (Alcedo atthis) e il tarabusino (Ixobrychus minutus); durante il periodo di passo è rara la presenza della pispola golarossa (Anthus cervinus). Interessante la presenza, come nidificante, del coloratissimo gruccione (Merops apiaster), un uccello migratore di origine tropicale che, da oltre un decennio, si ritrova sempre più frequentemente in diverse località d’Abruzzo. Sono presenti tra i picidi più comuni il picchio verde (Picus viridis) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major). Tra le altre classi di animali meritano una certa attenzione i rettili con la presenza del geco verrucoso (Hemidactilus turcicus), del geco comune (Tarentola mauritanica) e del cervone (Elaphe quatuorlineata). Di notevole interesse la presenza della testuggine terrestre (Testudo hermanni), in quanto la Lecceta di Torino di Sangro rappresenta l’unica area certa della nostra regione dove questa tartaruga vive e si riproduce. Fra le specie acquatiche si ricordano alcuni pesci, fra cui la cheppia (Alosa fallax) e il cagnetto (Salaria fluviatilis), nonché invertebrati come il granchio di fiume (Potamon fluviatile) e un raro gamberetto, il Palemonetes antennarius. Altri importanti invertebrati popolano il bosco nei pressi delle querce, come i coleotteri Cerambix cerdo e Alaocyba marcuzii.

La Costa dei Trabocchi
Il trabocco segna la transizione tra due mondi e due culture, il contadino ed il pescatore, la terra e il mare. Anticamente unica fonte di sostentamento per numerose antiche famiglie. Oggi opere d'arte da conservare. Costruzioni semplici, che, sfruttando elementari tecniche di incastri e contrappesi, hanno sempre vinto i furiosi attacchi del mare. La parola trabocco deriva dall’antico francese “Trabone” un’antica macchina murale per gittare. Secondo un’altra etimologia la parola “Trabucco” deriva da un’antica misura di lunghezza e di volume usata in Italia prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Il trabocco è una struttura capace di sopportare sia le sollecitazioni della rete sia le tempeste marine; è una struttura che non ha una forma standard, ma nelle sue parti essenziali consiste in una specie di piattaforma risultata dall’unione di tavole e travi elevate su pilastri conficcati sugli scogli o sul fondo del mare. I trabocchi rappresentano un importante patrimonio culturale essendo dei “musei all’aperto” attraverso i quali è possibile ricostruire la storia del lavoro, della vita quotidiana e di questa “strana” macchina da pesca. Il Trabocco è una struttura tipica della costa medio adriatica e basso tirrenica italiana, se ne distinguono due diverse tipologie: quella abruzzese che si distingue per essere posizionata trasversalmente rispetto alla costa cui è collegata da passerelle e quella garganica costruita a filo costa con piattaforma disposta longitudinalmente.

 
Fonte Riserve Naturali d'Abruzzo:
http://www.riserveabruzzo.it/Lecceta%20di%20Torino%20di%20Sangro/index.php
    
    
Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 giugno 2008 )
 
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