Posizione geografica: Nei pressi della foce del fiume Sangro,estremo meridionale Costa dei Trabocchi, Comune di Torino di Sangro
Legge istitutiva: L.R. N.67/2001
Ente Gestore: Società SAGRUS srl di Atessa sulla base di una convenzione con il Comune di Torino di Sangro
Estensione: 175 ha
Vincoli di protezione: Riserva Naturale Regionale Guidata; Sito di Importanza Comunitaria IT7140107 (Lecceta di Torino di Sangro e foce del fiume Sangro)
Simbolo: Testuggine di Hermann (Testudo hermanni)
Strutture: Percorso natura, percorso escursionistico, aree di sosta, area picnic, centro visite, centro accoglienza
Info: Comune di Torino di Sangro - P.za Donato Iezzi 66020 Torino di Sangro (CH) - Tel 0873.913121 - fax 0873.913175
Come arrivare:
In auto: Autostrada A14 Bologna-Canosa, uscita casello Val di Sangro. Si prosegue in direzione Fossacesia, si percorre la Stada Statale 16 in direzione sud e si imbocca la strada di collegamento con il Biotopo Costiero “Lecceta Litoranea di Torino di Sangro” e il Cimitero di Guerra Sangro War Cemetery; - da Napoli con l'autostrada Roma-Napoli fino a Caianello, si passa per Venafro e Castel di Sangro e di qui la fondovalle Sangro fino a incrociare la SS 16; - da Roma con l'autostrada A25 confluendo nella A14 all'altezza di Pescara e proseguendo in direzione sud fino al casello di Val di Sangro.
In treno: Treni regionali - Stazione di Torino di Sangro.
L'ambiente
La Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”, istituita
con L.R. n. 67 del 19.12.2001, si estende per 175 ettari e ricade quasi
per intero all’interno del perimetro del Sito di Interesse Comunitario
n. 107 “Lecceta litoranea di Torino di Sangro e foce del fiume Sangro”.
Per il suo notevole interesse vegetazionale, la Lecceta di Torino di
Sangro è stata inserita fra i biotopi di rilevante interesse
vegetazionale meritevoli di protezione della Società Botanica Italiana
(1971) e ne è prevista la tutela anche dalla Legge Regionale abruzzese
n. 45/79. Si tratta di una lecceta costiera, l’unica di una certa
estensione, presente lungo la fascia litoranea del medio Adriatico
insieme a quella del Monte Conero nelle Marche. Ultimo lembo di bosco
costiero della Regione, esso è affine alle leccete dell’Istria e
presenta, inoltre, nello strato arbustivo, una composizione mista di
sclerofille sempreverdi e di caducifoglie; ricco è anche il corteggio
delle liane (smilaci, clematidi, robbie, caprifogli, rose), mentre tra
le erbe emerge la Festuca dei querceti (Festuca drymeja), che
sottolinea la freschezza del substrato arenaceo. Il bosco, costituito
quasi esclusivamente da latifoglie, presenta ancora tratti di pregio
naturalistico e di valore paesaggistico e scientifico, in contrasto con
la maggior parte dei rimboschimenti costieri, di natura antropica, che
hanno compromesso l’estetica e i valori della macchia mediterranea a
causa delle specie alloctone introdotte soprattutto nell’Italia
peninsulare. L’area boscata è più estesa rispetto alle dimensioni della
Riserva: infatti si estende ad angolo con l’ultimo tratto del fiume
Sangro, formando così un unicum ambientale con le ampie fasce di
vegetazione riparale presenti lungo gli argini del fiume e la costa. Le
fasce riparali rappresentano il principale asse di collegamento
biologico tra la Lecceta e gli altri elementi di pregio naturalistico
allineati lungo il Sangro, quali il Bosco di Mozzagrogna e la Riserva
Naturale Regionale “Lago di Serranella” che rappresenta il punto di
contatto fra le zone umide dell’alto-medio Sangro (Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise) e quelle dell’Aventino (Parco Nazionale
della Majella).
La flora
Bosco fitto e intricato, nonostante la denominazione di “lecceta”, è
fondamentalmente una macchia mediterranea mista, dove al leccio
(Quercus ilex), specie arborea dominante, si associano la roverella
(Quercus pubescens) e l’orniello (Fraxinus ornus), mentre nei settori
più mesofili con esposizione settentrionale è presente il cerro
(Quercus cerris) nonché un ricco sottobosco dominato da densi tappeti
di edera (Hedera elix). Lo strato arbustivo è molto ricco di specie,
con un’alta densità di individui. Al leccio e alla roverella si
uniscono il carpino orientale (Carpinus orientalis), il sanguinello
(Cornus sanguinea), la Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), il
biancospino (Crategus monogyna), il ligustro (Ligustrum vulgare), il
pungitopo (Cuscus aculeatus). Interessante la presenza dell’alaterno
(Rhamnus alaternus), della liquirizia (Glycyrrhiza glabra) e del
lentisco (Pistacia lentiscus). Troviamo poi con una certa abbondanza
specie rampicanti come la salsarapiglia (Smilax aspera) e la robbia
selvatica (Rubia peregrina), mentre nelle zone più degradate della
lecceta vegeta l’ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus) che conferisce
all’ambiente un aspetto di steppa litoranea. Lo studio della
vegetazione della Riserva ha rilevato una straordinaria affinità tra
questa lecceta dell’Italia centrale con le altre dell’Istria e del Nord
Adriatico. Tuttavia alcuni elementi floristici come Festuca drymeia,
Ampelodesmos mauritanicus, Ranunculus velutinus e Helleborus foetidus,
assenti nelle altre aree, caratterizzano il bosco di Torino di Sangro
con un elevato valore naturalistico. La flora presente nel basso Sangro
e alla foce è quella tipica delle zone umide ed è rappresentata nello
strato arboreo-arbustivo da salici (Salix alba, S. eleagnos, S.
purpurea), pioppi (Populus nigra, P. alba, P. tremula), ontani (Alnus
glutinosa) e frassini (Fraxinus excelsior), mentre sulle sponde limose
domina la cannuccia palustre (Phragmites australis) accompagnata dalla
tifa (Typha latifolia), dai carici (Carex sp.) e dalle lische (Scirpus
sp.). Gli specchi d’acqua lenta sono popolati da brasche (Potamogeton
natans) e millefoglie (Myriophyllum sp.).
La fauna
La fauna della Lecceta di Torino di Sangro appare ricca e varia, in
quanto rappresenta il punto di partenza costiero per il corridoio
ecologico del fiume Sangro, che unisce una serie di aree protette
(Serranella, Casoli) e siti di interesse comunitario di notevole valore
naturalistico, fino ai parchi nazionali della Majella e d’Abruzzo Lazio
e Molise. Oltre agli uccelli acquatici che frequentano la foce del
Sangro ed il litorale adriatico, nella folta vegetazione mediterranea
trovano rifugio numerosi uccelli, sia durante il periodo riproduttivo
che nei periodi di passo. Le specie più interessanti sono i Silfidi,
tra cui la capinera (Sylvia atricapilla), l’occhiocotto (Sylvia
melanocephala) la sterpazzolina (Sylvia cantillans). Sono presenti
piccoli passeriformi anche poco comuni in Abruzzo come la Sterpazzola
di Sardegna (Sylvia conspicillata) e il canapino (Hippolais poliglotta)
che rimangono a nidificare nel bosco. Sono state osservate nei pressi
della foce specie interessanti come il martin pescatore (Alcedo atthis)
e il tarabusino (Ixobrychus minutus); durante il periodo di passo è
rara la presenza della pispola golarossa (Anthus cervinus).
Interessante la presenza, come nidificante, del coloratissimo gruccione
(Merops apiaster), un uccello migratore di origine tropicale che, da
oltre un decennio, si ritrova sempre più frequentemente in diverse
località d’Abruzzo. Sono presenti tra i picidi più comuni il picchio
verde (Picus viridis) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major).
Tra le altre classi di animali meritano una certa attenzione i rettili
con la presenza del geco verrucoso (Hemidactilus turcicus), del geco
comune (Tarentola mauritanica) e del cervone (Elaphe quatuorlineata).
Di notevole interesse la presenza della testuggine terrestre (Testudo
hermanni), in quanto la Lecceta di Torino di Sangro rappresenta l’unica
area certa della nostra regione dove questa tartaruga vive e si
riproduce. Fra le specie acquatiche si ricordano alcuni pesci, fra cui
la cheppia (Alosa fallax) e il cagnetto (Salaria fluviatilis), nonché
invertebrati come il granchio di fiume (Potamon fluviatile) e un raro
gamberetto, il Palemonetes antennarius. Altri importanti invertebrati
popolano il bosco nei pressi delle querce, come i coleotteri Cerambix
cerdo e Alaocyba marcuzii.
La Costa dei Trabocchi
Il trabocco segna la transizione tra due mondi e due culture, il
contadino ed il pescatore, la terra e il mare. Anticamente unica fonte
di sostentamento per numerose antiche famiglie. Oggi opere d'arte da
conservare. Costruzioni semplici, che, sfruttando elementari tecniche
di incastri e contrappesi, hanno sempre vinto i furiosi attacchi del
mare. La parola trabocco deriva dall’antico francese “Trabone”
un’antica macchina murale per gittare. Secondo un’altra etimologia la
parola “Trabucco” deriva da un’antica misura di lunghezza e di volume
usata in Italia prima dell’adozione del sistema metrico decimale. Il
trabocco è una struttura capace di sopportare sia le sollecitazioni
della rete sia le tempeste marine; è una struttura che non ha una forma
standard, ma nelle sue parti essenziali consiste in una specie di
piattaforma risultata dall’unione di tavole e travi elevate su pilastri
conficcati sugli scogli o sul fondo del mare. I trabocchi rappresentano
un importante patrimonio culturale essendo dei “musei all’aperto”
attraverso i quali è possibile ricostruire la storia del lavoro, della
vita quotidiana e di questa “strana” macchina da pesca. Il Trabocco è
una struttura tipica della costa medio adriatica e basso tirrenica
italiana, se ne distinguono due diverse tipologie: quella abruzzese che
si distingue per essere posizionata trasversalmente rispetto alla costa
cui è collegata da passerelle e quella garganica costruita a filo costa
con piattaforma disposta longitudinalmente.
Fonte Riserve Naturali d'Abruzzo:
http://www.riserveabruzzo.it/Lecceta%20di%20Torino%20di%20Sangro/index.php
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