Allarme tonno in scatola, quando inizia a fare male

Il tonno è un pesce di ottima qualità e se consumato correttamente può apportare importanti benefici alla nostra salute, tuttavia è importante dire che si tratta di un alimento che viene consumato principalmente in scatola.
Per tonno in scatola si intende quel prodotto ottenuto dal taglio, dalla cottura in acqua con aggiunta di aromi e sale, prevede poi lo sgocciolamento e la sterilizzazione del muscolo del pesce in questione.

Successivamente c’è quel trattamento che determina la differenza tra il tonno all’olio d’oliva e quello al naturale: quello d’oliva viene inscatolato per immersione, quello al naturale viene confezionato in liquido acquoso.
Gli ingredienti utilizzati, le tecniche applicate e la qualità del tonno sono i fattori che fanno la differenza e ci consentono di consumare un pesce sicuro.

Sicuramente si consiglia di preferire il tonno fresco, acquistandolo direttamente al banco del pesce ma ciò non significa, però, che il tonno in scatola faccia male o che non possa essere consumato, è fondamentale prestare attenzione alla scelta perché non tutto il tonno in scatola è uguale differenziandosi proprio sulla qualità.

Si consiglia inoltre la scelta di formati più grandi perché il pesce risulta compatto e meno sminuzzato rispetto a quello contenuto in scatolette di piccole dimensioni che non si prestano bene ad alloggiare un blocco di muscolo e ciò significa che il tonno è composto dai resti di un trancio inscatolato in quelle grandi.

E’ preferibile acquistare e consumare tonno conservato nei vasetti in vetro in modo tale da osservare il colore e lo stato del pesce contenuto al suo interno prima di acquistarlo. Per capire se la qualità è buona, il pesce deve avere un colore rosato che non tenda né al grigiastro, né al giallognolo.
Attenziona al consumo di questo alimento perché il tonno in scatola deve essere consumato senza eccedere: non soltanto per l’alta percentuale di sale che evita il deterioramento, ma anche e soprattutto perché può contenere metalli pesanti e purine come ad esempio il mercurio.

Per tale ragione la quantità da consumare settimanalmente corrisponde a 1-2 confezioni di piccole dimensioni ma ci sono casi in cui il consumo è completamente vietato come vale per le donne in gravidanza, per quelle che allattano oppure per coloro che soffrono di disturbi epatici.