Intossicazione da cipolle germogliate: ecco i sintomi

Le cipolle germogliate si possono mangiare? Certamente si. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, i getti o i germogli delle cipolla  non sono affatto tossici, o velenosi, o cattivi o indigesti, ma anzi, fanno molto bene alla nostra salute. Allo stesso modo i bulbi delle cipolle germogliate perché dimenticate in frigo o in dispensa non sono affatto pericolosi, rischiosi o dannosi. Le cipolle germogliate e i germogli sono buoni, commestibili e anche molto digeribili.  E poi si sa che in casa, una cipolla germogliata si presta a tanti piccoli esperimenti ed osservazioni interessanti sia per grandi che per piccoli.

Modi alternativi per recuperare le cipolle germogliate: ma la cipolla germogliata si può anche trapiantare in un vasetto. Farlo è molto semplice, basta soltanto munirsi di un vasetto di platica o terracotta di diametro 14-16 cm ed un po’ di terriccio o terra del giardino. Il germoglio va tenuto però fuori dalla terra e la cipolla deve essere inserita in verticale con le radiche che poggiano in basso. Una volta trapiantato, il germoglio può crescere anche di 5 -10 cm a settimana e si sviluppa in altezza fino al momento in cui poi fiorisce.

Tuttavia, in alcuni casi possono comunque causare delle intossicazioni alimentari, di cosa parliamo? Le intossicazioni (o tossinfezioni) alimentari sono infezioni o irritazioni che interessano il tratto gastrointestinale causate dal consumo di cibi o bevande contenenti i batteri, i parassiti, i virus e gli agenti chimici pericolosi. Come si manifestano? Tra i sintomi più comuni di intossicazione alimentare ricordiamo: vomito, diarrea, dolori addominali, febbre e brividi.

La maggioranza delle tossinfezioni alimentari è acuta, ossia la malattia insorge all’improvviso e dura poco; la gran parte dei soggetti guarisce infatti in maniera spontanea, senza alcun tipo di trattamento. Raramente un’intossicazione alimentare può tuttavia determinare complicanze molto gravi.

Dopo quante ore compaiono i sintomi? Il tempo d’incubazione è abbastanza variabile, va da poche ore a diversi giorni. Nella maggior parte dei casi l’approccio di prima scelta consiste semplicemente nella reintegrazione dei fluidi persi tramite diarrea e vomito, prevenendo così la disidratazione; bloccare i sintomi, diarrea e vomito in particolare, può talvolta risultare controproducente in quanto si tratta di un meccanismo con cui l’organismo si libera del virus/batterio/parassita responsabile.

Quando disponibile, una diagnosi esatta permette di ricorrere a farmaci molto specifici (come antibiotici nel caso di tossinfezioni batteriche).
Cosa mangiare? In caso di presenza di vomito può essere consigliabile attendere la risoluzione della fase più acuta, ma sempre prestando attenzione al rischio disidratazione; in seguito è possibile reintrodurre gradualmente gli alimenti solidi e leggeri come il riso, le patate, il pane, le carni magre.