Nuovi scandali sul gelato confezionato: ecco cosa dovete sapere

Il gelato confezionato venduto al supermercato contiene, molto spesso, degli additivi problematici. Un accumulo di sostanze che si potrebbe facilmente evitare controllando la lista degli ingredienti sull’etichetta. I profili nutrizionali dei gelati a scaffale a loro volta meritano molta attenzione, poiché in alcuni casi i tenori di grassi saturi e di zuccheri sono davvero troppo eccessivi. Proprio a tal proposito sono state fatte delle indagini per capirne di più.

Il campione esaminato è una piccola rappresentanza delle centinaia di gelati confezionati disponibili nei supermercati ma è comunque sufficiente per annotare il largo impiego di additivi di vario genere. Alcune marche di gelato proprio a causa degli additivi contaminati sono finiti nello scandalo dell’ossido di etilene e al di là di questo rischio specifico, tre sostanze meritano particolare attenzione, sebbene fossero autorizzate.

I mono e digliceridi degli acidi grassi (E471) sono emulsionanti largamente impiegati dall’industria alimentare che compaiono in 13 dei 20 gelati del campione esaminato. L’ultimo parere EFSA (del 2017) non segnala particolari rischi associati alla loro esposizione ma diversi studi scientifici mostrano la capacità dei mono e digliceridi degli acidi grassi di alterare l’equilibrio del microbiota intestinale. Lo squilibrio del microbiota legato agli apporti di questi e altri emulsionanti è correlato a un aumento del rischio di malattie autoimmuni (per esempio il morbo di Crohn), oppure allergie, malattie infiammatorie, sindrome metabolica (aumento di adiposità), il diabete e tumore al colon.

E in termini più generali, la disbiosi intestinale è in grado di “scardinare” il sistema immunitario. I fosfatidi d’ammonio (E442) sono altri emulsionanti sconsigliati per cui il rischio deriva dalla presenza di acido erucico, la cui assunzione frequente e prolungata può addirittura presentare un rischio per la salute dei bambini in particolare, poiché maggiormente esposti.

Le carragenine derivano invece da alghe rosse e vengono largamente impiegate dall’industria alimentare come addensanti e come gelificanti. A seguito del riscaldamento ad alta temperatura o in presenza di elevata acidità, le carragenine possono rilasciare carragenine degradate. Tra i 20 gelati esaminati, la carragenina è contenuta in 5 prodotti, dei quali uno ha perfino una confezione di richiamo per i bambini.

Grassi saturi e zuccheri in eccesso: Il profilo nutrizionale dei gelati esaminati è molto sbilanciato; i prodotti sono abbastanza simili e tutti a base di creme industriali, con ‘meno calorie’ in linea di massima nei gelati alla frutta.
Le variazioni sono significative:
– i grassi saturi variano dal 2,9% a 13%, oltre il quadruplo.
– gli zuccheri vanno dal 13% al 28%, oltre il doppio.