Tutto quello che non sapete sulla marca di pasta ritirata dal mercato e perché: attenzione

La pasta è uno degli alimenti maggiormente consumati in Italia, ma è davvero un pasto così sicuro? Spesso, la mancanza di indicazioni precise nelle etichette attaccate al prodotto, circa la provenienza del grano con il quale viene realizzata, comporta diversi dubbi. Alcuni ricercatori, a tal proposito, hanno effettuato dei test su diversi marchi e sulle diverse tipologie di pasta, al fine di individuare l’eventuale presenza di pesticidi e micotossine. L’indagine alimentare non si basa su un aspetto puramente nutrizionale, ma piuttosto sulla contaminazione da pesticidi, come il glifosato e le micotossine.

In commercio, esistono tuttavia numerose tipologie di pasta, realizzata con grani diversi, provenienti da paesi differenti; e non tutti i marchi di pasta utilizzano infatti grano italiano, questo comporta la possibile presenza di sostanze problematiche che, in alcuni paesi, sono consentite. Si tratta di glifosato, di oli minerali e di pesticidi impiegati per migliorare la rendita delle coltivazioni  ma ciò che ne consegue è che alcune marche di pasta non sono propriamente sane e sicure, nonostante tutti i prodotti analizzati nel test abbiano superato la sufficienza.

Cos’è il glisofato? Ulteriori analisi attuate hanno evidenziato la pericolosità di tale sostanza anche in dosi non troppo elevate, specie per la sua capacità di incidere sul microbiota del nostro intestino. L’aumento delle marche contaminate si spiega immediatamente con un’attenzione minore da parte dei consumatori per il glifosato. Tra il 2016 e il 2018 questa sostanza era ai massimi livelli, proprio a seguito di numerose ricerche pubblicate in quel periodo, che evidenziavano i diversi gravi rischi per la salute dell’uomo e che portavano come conseguenza l’inevitabile ricaduta sugli acquisti della pasta da parte dei consumatori.

Oggi la cautela è senza dubbio inferiore ma la conseguenza è una vera e propria impennata delle importazioni di grano che proviene dal Canada, e che, stando a quanto dicono gli esperti, già al termine del 2022 si attesteranno sui massimi livelli. Ma quali rischi comporta il glisofato? Si tratta di un erbicida, il più diffuso in tutto il mondo, per via della sua efficacia e della sua minore tossicità ma rappresenta un buon esempio di sospetta cancerogenicità. Nel 2015, un’agenzia per la ricerca sul cancro che si occupa proprio dell’ambito oncologico, ha catalogato questa sostanza come cancerogena.

Nella sua stessa categoria sono presenti quasi un centinaio di agenti tra cui anche le emissioni da frittura ad alta temperatura, le bevande particolarmente calde, le emissioni prodotte dal fioco dei camini, soprattutto dalla legna e dalle carni rosse. Sono sostanze che hanno la possibilità di aumentare il rischio di sviluppare linfomi non-Hodgkin.