Parassiti e vermi trovati all’interno di questa marca di gelato: ecco quale

Con l’arrivo dell’estate il consumo dei gelati cresce notevolmente, anche se alcune recenti indagini di mercato hanno registrato che il consumo di questi tanto golosi coni è in aumento anche nei mesi non estivi caratterizzati dal freddo. C’è da chiedersi, tuttavia, se mentre assaporiamo i nostri gusti preferiti ci siamo mai soffermati ad interrogarci sulla qualità di quel gelato stesso e sui possibili rischi microbiologici che sono legati alla sua produzione.

Il gelato è un goloso dessert fatto con uova, panna, cioccolato o succhi di frutta portati a temperatura di congelamento al fine di poter creare una pasta consistente ed omogenea. In merito alla sua qualità, il regolamento comunitario n.852/2004 stabilisce che tutti gli operatori del settore alimentare sono tenuti a rispettare alla lettera, i specifici criteri microbiologici e alla luce di ciò, il controllo qualitativo prevede un piano di campionamento per accertarsi che tutti i prodotti rispettino i valori fissati ed eventualmente per procedere con dei provvedimenti correttivi.

Ma quali sono i batteri oggetto del monitoraggio? Listeria monocytogenes: si tratta di un batterio Gram positivo, asporigeno, aerobio-anaerobio facoltativo e mobile che deve il suo nome al quadro di monocitosi ematica tipico proprio dell’infezione (listeriosi).
La listeriosi è spesso molto grave, con elevati tassi di ricovero e soprattutto mortalità: in Europa sono stati segnalati oltre 1000 casi nell’uomo solo nel 2011, con un tasso di mortalità superiore al 10%.

Questo batterio si trova nel terreno, nelle piante e nelle acque, ma anche animali come bovini, ovini e caprini possono esserne portatori diretti. Nel 2010, negli Stati Uniti d’America è stato registrato un vero e proprio focolaio di listeriosi dovuto al consumo di gelati confezionati fortemente contaminati. Chiaramente, il consumo di alimenti contaminati rappresenta la principale modalità di trasmissione per l’uomo e gli animali, considerando anche che tale batterio tollera benissimo anche le basse temperatura (ovvero quelle tra i 2 e i 4 °C).

Quindi, i risultati delle prove relative alla qualità del gelato artigianale devono evidenziare in primis, per tutelare la salute di ogni consumatore, una carica batterica inferiore a 100 ufc/g durante tutto il suo periodo di conservabilità. Attenzione, altra sostanza pericolosa è l’ossido di etilene che si presenta sotto forma gassosa e che viene utilizzato prevalentemente come disinfettate e disinfestante.
Questa sostanza può risultare dannosa per la nostra salute in quanto è possibile che possano avvenire contaminazioni negli alimenti, soprattutto perché utilizzato all’interno dei silos e dei magazzini dove, appunto, vengono conservati gli alimenti.