Quali sono le peggiori marche di salsa di pomodoro? LA LISTA

La passata di pomodoro può essere tranquillamente annoverata tra le eccellenze italiane. Prodotto base della nostra cucina, non solo per la sua immensa bontà, ma anche per la sua straordinaria e tanto acclamata versatilità, infatti, proprio per questo, viene utilizzata in molti piatti sia come ingrediente base o principale, basta semplicemente pensare alla pasta al pomodoro o alla pizza, sia come ingrediente di contorno, per dare quel tocco in più al piatto.

Essendo uno dei prodotti più apprezzati ed acquistati dai consumatori, il mercato offre una larga gamma di marche e tipologie di passata tra cui scegliere, ma sappiamo tutti quali sono le migliori e quali no, o almeno pensavamo di saperlo. Spesso davanti gli scaffali dei supermercati, nel momento della decisione ci affidiamo alle marche più diffuse, generalmente sono anche quelle più costose, poiché associamo il prezzo alto ad una migliore qualità.

Se il vostro metodo d’acquisto è questo vi consiglio di cambiarlo, poiché è notizia degli ultimi giorni di un sequestro che riguardava tonnellate di passata di pomodoro di una nota marca italiana. Per far piena chiarezza, è indispensabile compiere un salto indietro nel tempo, ma non troppo. Tutto ha inizio lo scorso anno, nel mese di aprile, quando un’importante rivista di fama interazione, svelò a tutti i suoi lettori, lo scandalo della marca della passata di pomodoro.

La causa di tutto ciò era la falsificazione dell`etichetta, infatti la dicitura riportava la scritta a lettere cubitali: “pomodoro 100% italiano” o “pomodoro 100% toscano”, ma dopo delle lunghe e minuziose analisi i prodotti sono risultati essere semplicemente dei semilavorato proveniente da paesi addirittura extra-Ue. La truffa, che ha interessato migliaia e migliaia di consumatori a causa della grande diffusione del marchio, ha dato il via ad una serie di lamentele da parte di autorità e associazioni varie con lo scopo di far maggior chiarezza sugli alimenti che consumiamo ogni giorno.

Gli esami in questione mirano a verificare la qualità della materia prima, l’eventuale presenza di pesticidi o muffe e la quantità di sale. Inoltre, si è proceduto anche con una prova un po’ obsoleta, ovvero quella d’assaggio, proprio per testarne il gusto. Ma non finisce qui, infatti, bisogna anche far chiarezza sulla veridicità delle informazioni riportate in etichetta. Per risolvere questo, invece, si è proceduto ad un vero e proprio campionamento casuale, il quale portava ad analizzare i residui acquosi e da qui, in seguito, si poteva risalire alla tipologia di ortaggio impiegato.