TuttoAbruzzo.itScopri l'Abruzzo: bellezze, tradizioni e consigli

Passeggiata a cavallo tra i boschi della Majella: come vivere la natura da una prospettiva unica

Alessandro Mennadi Alessandro Menna· 28/07/2026 13:18
Passeggiata a cavallo tra i boschi della Majella: come vivere la natura da una prospettiva unica

La Majella non si visita a piedi. O meglio: si può, ma da cavallo tutto cambia. Vedute diverse, ritmi biologici che si sincronizzano con la foresta, la sensazione di fluttuare tra gli alberi anziché combattere la pendenza. Ho scoperto questo trekking a cavallo quasi per caso, dopo anni a navigare la costa abruzzese. La terra mi manca come l'acqua, a volte. E qui, nei boschi del Parco nazionale della Majella, ritrovo quella quiete che solo il movimento lento sa regalare.

Quando il cavallo diventa bussola

Non servono competenze equestri particolari. Le guide locali assegnano cavalli abituati ai turisti, temperamenti tranquilli, muscolatura perfetta per i sentieri. L'animale conosce ogni pietra: tu segui il ritmo, respiri l'aria di montagna, noti dettagli che la fretta cancella.

Il bosco di faggio della Majella è una cattedrale. Tronchi dritti, fogliame denso, tracce di cervi e cinghiali sui sentieri. Ogni stagione trasforma il colore: verde brillante in giugno, oro e rame in autunno, scheletri silenziosi d'inverno. Da cavallo il paesaggio si sviluppa orizzontalmente, non verticalmente. Vedi rapporti di profondità che il trekking a piedi non regala.

Le escursioni durano mezza giornata o l'intera giornata. Partenze dalle basi equestri di Pacentro o Pescocostanzo, verso i 1.500 metri di quota. Il ritmo è meditativo. Due, tre chilometri l'ora, senza fretta.

Il Parco nazionale della Majella: l'anfiteatro di roccia dell'Abruzzo

La Majella è la regina delle montagne appenniniche. Settecentomila ettari di foreste, pascoli alpini, pareti rocciose verticali. Dalla costa di Ortona, dove ho passato mezzo secolo a pescare, la vedevi in lontananza come un muro azzurro l'orizzonte.

Il Parco protegge ecosistemi fragili: fagge vetuste, orsi marsicani rarissimi, lupi tornati dopo trent'anni di assenza. Un cavallo che cammina lascia impronta leggera rispetto all'impatto umano. Non inquina. Non rompe il silenzio con rumori meccanici. È un compromesso intelligente tra voglia di scoprire e dovere di conservare.

I sentieri equestri si inerpicano verso il Lago di Scanno, attraversano radure fiorite a maggio, rasentano valloni dove il silenzio è totale. Niente cellulare. Niente folla.

La pratica: come organizzare l'esperienza

Le strutture ricettive intorno al Parco offrono pacchetti completi. Cavallo, guida, assicurazione, colazione prima di partire. Costo medio: 60-80 euro per mezza giornata, 120-150 per l'intera giornata con picnic nel bosco.

Cosa portare: scarpe chiuse con tacco (le infradito scivolano), cappello per il sole, giacca leggera (in montagna fa freddo anche ad agosto), acqua in abbondanza. Le guide forniscono sacche impermeabili per i bagagli.

Periodo ideale: maggio-settembre. A giugno il bosco esplode di profumi, ma anche di turisti. Settembre è il mese perfetto: clima mite, luce dorata, fauna attiva al tramonto.

Esperienza diversa da ogni trekking ordinario. Richiede una sola cosa: libertà dalla fretta.

Quello che nessuno racconta

Il primo giorno il sedere duole. Il secondo giorno scopri muscoli che non sapevi di avere. Dal terzo in poi il corpo si sincronizza con il cavallo e la fatica scompare.

Gli animali insegnano cose che i libri non dicono. Vedono pericoli invisibili. Sanno dove l'acqua è sicura da bere. Capiscono il tuo stato d'animo e si adattano. Dopo vent'anni in barca a osservare il mare, imparare a leggere il comportamento di una creatura vivente è come tornare a scuola da zero.

I boschi della Majella sanno di terra umida, resina di abete, funghi. Rumori: vento tra i rami, trottare del cavallo sui sassi, occasionalmente il grido di un rapace. Nessun ronzio artificiale.

Il viaggio che riallinea la bussola

Ogni pescatore conosce la sensazione di staccarsi. Quando salpi prima dell'alba e il porto scompare dietro la prua, quando il GPS smette di importare e conta solo il vento e l'istinto. A cavallo nella Majella ritrovo quella libertà controllata.

Non è un'avventura estrema. È un'avventura silenziosa, il tipo che ti cambia il respiro e poi non parli più per due giorni. La natura da una prospettiva unica non è una frase pubblicitaria. È realtà fisica, biologica, quasi spirituale.

Tornato in barca, il mare avrà qualche cosa di nuovo nello sguardo. E la Majella blu all'orizzonte avrà il profumo del faggio.

Alessandro Menna
Alessandro Menna

Alessandro, pescatore in pensione di Ortona, conosce ogni angolo della costa abruzzese. Attraverso il blog, racconta storie di marinai e suggerisce itinerari marittimi insoliti, tra trattorie di pesce e scorci poco turistici vissuti in anni di uscite in barca.