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Falò e tradizioni della Notte delle Streghe a Castel del Monte: segreti e curiosità svelati dagli abitanti

Tiziano Rosatidi Tiziano Rosati· 28/07/2026 14:08
Falò e tradizioni della Notte delle Streghe a Castel del Monte: segreti e curiosità svelati dagli abitanti

La montagna, quando cala la sera, cambia voce. Tra le pietre chiare di un borgo d’altura abruzzese, i falò tornano a parlare la lingua dei campi e delle veglie, e gli abitanti guidano i passi di chi arriva curioso. Da guida naturalistica, ho imparato che il fuoco, più che spaventare, spiega: illumina gesti antichi, chiama storie, mette in cerchio generazioni diverse. È così anche qui, dove la Notte delle streghe diventa un rito collettivo, un teatro diffuso che prende per mano la memoria e la trasforma in esperienza viva.

Quando si svolge la Notte delle Streghe a Castel del Monte e cosa aspettarsi?

La manifestazione si tiene di solito a metà agosto, con date che possono variare di anno in anno e un programma che occupa l’intero borgo fino a notte inoltrata. Ci sono falò in più punti, performance itineranti, racconti e musica popolare. L’atmosfera è accogliente ma intensa, con luci calde che scandiscono vicoli, piazzette e affacci sulla montagna.

Il pomeriggio è dedicato alle preparazioni: i ragazzi portano la legna, le associazioni allestiscono i punti di narrazione, gli anziani selezionano i mazzetti di erbe aromatiche. Al tramonto, la prima fiammata è un segnale: i gruppi si muovono in corteo, tra canti e tamburi, e iniziano le scene che evocano erbe, rimedi, superstizioni e paure di un tempo. Nelle pause, si mangia, si chiacchiera e si ascoltano le guide locali spiegare come i riti siano cambiati senza perdere il loro cuore simbolico.

Qual è il significato dei falò e quali riti si ripetono ogni anno?

I falò sono un rito di passaggio stagionale, un residuo del mondo contadino che purifica e protegge. La comunità si ritrova attorno al fuoco per esorcizzare le paure e propiziare la buona sorte, trasformando racconti di “streghe” in memoria condivisa. Erbe, ceneri e scintille assumono un senso preciso: sono piccoli atti di fiducia nel domani.

Tra i gesti più ricorrenti ci sono la bruciatura di mazzetti di ginestra e alloro, la tracciatura con la cenere del profilo delle porte e, quando possibile in aree controllate, il passaggio simbolico accanto alla brace per “lasciarsi alle spalle” malanni e sfortune. Le donne più anziane ricordano i nomi delle piante: iperico, santoreggia, ruta, da strofinare tra le dita prima di affidarle al fuoco. Molti genitori fanno sfiorare ai bambini il fumo profumato, come si faceva nelle stalle per tenere lontane le influenze, con prudenza e sotto l’occhio vigile dei volontari.

Come partecipare in sicurezza e dove vedere i falò migliori?

Arrivate presto e indossate scarpe chiuse: i vicoli sono in pendenza e la pietra diventa scivolosa quando cade la rugiada. Portate una giacca leggera, perché a quota montana la notte rinfresca anche ad agosto. Scegliete i punti di osservazione laterali: vedrete bene senza intralciare i cortei e le scene.

I falò principali sono distribuiti in più punti del centro storico e nelle aree aperte ai margini del paese, dove il respiro della vallata fa salire il fumo in colonne eleganti. Mi posiziono spesso poco sopra un terrazzamento naturale: basta uno sguardo radente per capire come la fiamma, col vento di grecale, disegni curve sul nero della notte. Tenete conto che i droni possono essere vietati per motivi di sicurezza e che vicino ai bracieri si entra solo se autorizzati: rispettate le transenne, seguite le indicazioni degli addetti e non abbandonate rifiuti.

Quali storie e leggende raccontano gli abitanti sui “passi delle streghe”?

Le storie parlano di donne che conoscevano le erbe e di notti in cui il vento cambiava direzione come se qualcuno lo stesse richiamando. Le “streghe” erano spesso guaritrici, figure scomode per tempi di diffidenza, cui si attribuivano poteri perché sapevano leggere la montagna. Oggi quelle narrazioni vengono restituite con rispetto, mescolando teatro e testimonianze.

Una volta, tornando da un sopralluogo tra i pascoli alti, ho sentito il coro lontano delle civette rispondere al tamburo di un gruppo, e per un istante ho capito perché gli avi confondevano il richiamo degli uccelli con segnali arcani. Un pastore mi raccontò di canali d’aria tra le case, “i passi delle streghe”, dove il fumo corre veloce e scompare. In realtà sono corridoi ventosi, tipici dei borghi arroccati, ma la suggestione resta: basta una torcia spenta un attimo e l’immaginazione fa il resto.

Cosa mangiare durante la festa e quali prodotti tipici provare?

Arrosticini alla brace, formaggi di pecora e dolci semplici sono i protagonisti della serata. Si bevono Montepulciano d’Abruzzo e Cerasuolo, con calici leggeri e profumati, e per chi ama i sapori intensi c’è il liquore alla genziana. Cercate anche piatti di montagna con verdure spontanee e legumi del territorio.

Tra le proposte più interessanti ci sono le “pizzonte” (pizze fritte) con salumi, la pasta con orapi (spinacio di montagna) quando la stagione lo permette, e assaggi di pecorino giovane a latte crudo. Spesso troverete miele di alta quota, confetture di corniolo e piccole produzioni di farro. La cucina qui è schietta: materie prime vicine, brace ben governata e pochi fronzoli. Per chiudere, una fetta di ferratella e un sorso di genziana scaldano più del fuoco.

Come arrivare e quali itinerari unire alla serata dei falò?

Si arriva da entrambe le direttrici principali dell’Abruzzo interno: dall’area di L’Aquila per le strade statali di montagna e dalla costa adriatica passando per la valle che risale verso il Gran Sasso. Il tratto finale è tortuoso: meglio partire con anticipo e seguire le indicazioni dei parcheggi esterni al borgo. I mezzi pubblici sono ridotti in fascia serale, quindi conviene l’auto o le navette organizzate.

Se potete fermarvi, legate la serata a un’uscita nel vicino Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. All’alba, un breve trekking su strade bianche offre viste pulite sulle dorsali, e in valle potete scendere verso le acque turchesi del Tirino per una pagaiata lenta. In alternativa, scegliete un percorso tra i calanchi e gli uliveti: la luce del mattino disegna geometrie sulla terra cruda che spiegano, meglio di mille libri, perché qui il vento racconta storie.

Qual è l’impatto ambientale dei falò e come si tutela il territorio?

I falò sono allestiti in aree controllate, con legna secca locale e bracieri rialzati dove necessario, per ridurre il rischio incendi. Squadre di volontari e operatori monitorano la serata con estintori e acqua, e al termine si procede a una pulizia accurata. Le ordinanze comunali e le linee guida della Protezione civile regolano distanze, orari e modalità di accensione.

L’attenzione è massima soprattutto nei periodi di allerta siccità: in caso di vento forte alcune accensioni vengono rinviate o ridotte. Gli abitanti conoscono bene il valore dei pascoli e delle pinete e ricordano che il fuoco, per essere rito, deve essere governato. Anche i visitatori fanno la loro parte: niente mozziconi a terra, differenziata corretta, borracce al posto della plastica.

Domande rapide

  • Serve un biglietto? Di norma no, ma alcune performance possono essere contingentate: informatevi sul programma annuale.
  • A che ora accendono il primo falò? Di solito al tramonto, con il clou tra le 21 e le 23.
  • È adatto ai bambini? Sì, con attenzione vicino ai bracieri e seguendo i percorsi segnalati.
  • Posso portare il cane? Sì se tenuto al guinzaglio e lontano da folle e fuochi.
  • Come mi vesto? Strati leggeri ma caldi, scarpe da trekking e una torcia frontale.
  • Si può fotografare? Sì, evitando flash durante le scene e rispettando artisti e pubblico.
Tiziano Rosati
Tiziano Rosati

Tiziano, nato a Chieti, ha lavorato come guida naturalistica per oltre un decennio nei parchi d'Abruzzo. Conosce sentieri e rifugi poco frequentati, e ama raccontare curiosità faunistiche e storie di vere escursioni vissute tra i lupi dell’Appennino.