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Tracce di lupo sui sentieri della Majella: come leggerle senza un esperto

Samuel Di Felicedi Samuel Di Felice· 26/08/2026 13:27
Tracce di lupo sui sentieri della Majella: come leggerle senza un esperto

Cammino spesso sui sentieri della Majella dopo aver girato tra mercatini e caseifici, zaino leggero e taccuino in tasca. Negli agriturismi dove ho lavorato, tra una chitarra alla teramana e una ricotta calda, ho imparato a riconoscere i segni lasciati dal bosco. Oggi vi porto con me: niente teoria pesante, solo indicazioni pratiche per leggere le tracce del lupo senza un esperto al fianco, rispettando l’animale e il parco.

Quando e dove osservare senza sprecare tempo

Le tracce più fresche si trovano la mattina presto o dopo il tramonto, quando l’umidità esalta i contorni su fango e neve. Sulla Majella, le quote intermedie (1.000–1.700 m) sono un buon compromesso: radure, piste forestali e margini di faggete con passaggi obbligati come guadi e selle.

Nei pressi di pascoli e ricoveri ovini è più facile intercettare piste notturne, ma mantenete sempre le distanze. Ricordate che vi muovete dentro il perimetro e le regole del Parco nazionale della Maiella, dove la priorità è la tutela della fauna e della tranquillità dei luoghi.

Mi è capitato di recente nella Valle dell’Orfento: pioggia della notte, mattino sereno e un tratto di pista forestale compatta. In mezz’ora ho contato tre sequenze di orme ben leggibili, tutte in direzione del bosco fitto.

Orme di lupo: il test dell’“X” e le misure che contano

Parto sempre dal segno singolo. L’orma del lupo è ovale, compatta, con quattro dita e un cuscinetto palmare marcato. Le unghie lasciano puntini sottili e allineati. La differenza col cane domestico? Nel cane le dita tendono a splayare (aprirsi) e l’impronta appare più “rotonda”, spesso asimmetrica, con andatura irregolare nelle sequenze.

Provate il test dell’“X”: tracciate mentalmente due linee, una che unisce le punte delle due dita esterne e una che unisce le rientranze del cuscinetto. Se le linee “passano” tra dita e cuscinetto senza toccarle troppo, siete davanti a un’impronta più tipica del lupo. Sul cane, l’X tende a “urtare” i bordi.

Le misure: per lupo adulto, la zampa anteriore è spesso lunga 7–9 cm e larga 6–8 cm; la posteriore un filo più piccola. Non serve un calibro: uso il bordo lungo dello smartphone (circa 14–15 cm) come riferimento o una moneta da 2 euro (2,6 cm) per foto con scala. Scatto perpendicolare dall’alto, luce laterale se possibile.

Attenzione ai fondi: su neve molle o fango profondo, le orme “crescono” e ingannano. Se vedete bordi fradici e arrotondati, sono orme vecchie o deformate: annotate ma non traete conclusioni.

Dal singolo passo alla pista: come legge un tracciatore

Il lupo risparmia energia: procede in linea quasi retta con andatura economica, spesso al trotto. Cercate sequenze regolari dove le orme posteriori ricadono parzialmente sulle anteriori (direct registering). Nel cane da passeggio, invece, vedrete serpentine, soste frequenti, scarti curiosi.

Sulle piste forestali compatte, misurate la falcata di trotto: 80–110 cm è un valore comune per un adulto. Io segno due punti con ramoscelli, fotografo con la scala e poi confronto a casa con le foto di dettaglio.

Nella stessa uscita in Valle dell’Orfento ho seguito per cento metri una pista “filante”, senza svolte inutili, con orme pulite e falcata regolare: non ho avuto dubbi che non fosse un cane. Ho scattato due foto, ho preso nota e sono tornato sul sentiero. Mai inseguire: non serve e disturba.

Feci, marcature e graffi: gli altri segnali utili

Le fatte del lupo sono spesso cilindriche, intrecciate, con peli e frammenti d’osso visibili; hanno estremità appuntite e sono posizionate in punti “di vista” come sassi, ceppi o crocevia. Quelle vecchie imbiancano per il calcio. Non toccatele a mani nude e, soprattutto, non spostatele: sono messaggi chimici del branco.

Le marcature con graffi (scratching) appaiono come piccoli scavi di zampe posteriori, con terriccio rivolto all’esterno. A volte sentirete un odore acre: è normale. Fotografate, segnate la posizione, ma evitate di “pulire” o manipolare.

Ricordate che la specie è protetta in Europa dalla Direttiva Habitat: raccogliere reperti biologici o forzare avvicinamenti è vietato e inutile sul piano naturalistico.

Sicurezza, cani e rispetto di pascoli e ovili

Capita a tutti di imbattersi in tracce fresche e farsi prendere dalla curiosità. La regola è semplice: distanza e calma. Se avete un cane, tenetelo al guinzaglio corto; evitate di sostare a lungo vicino a greggi e recinzioni. Se incontrate i pastori, salutate e chiedete informazioni: loro sanno dove i lupi passano di frequente.

Per chi vuole conoscere meglio il lavoro in montagna, suggerisco di capire come si vive davvero in un ovile abruzzese: vi aiuterà a leggere il paesaggio con occhi più attenti e rispettosi.

In caso di avvistamento ravvicinato, restate composti, parlate a bassa voce e arretrate di qualche passo, senza correre. Il lupo eviterà il contatto. Niente cibo esposto nello zaino o scarti lasciati a terra: attirano fauna e alterano i comportamenti.

Errori comuni da evitare

  • Confondere orme deformate da neve/fango con misure “giganti”. Valutate sempre la qualità del fondo.
  • Seguire la pista fuori sentiero. Rischiate di interrompere la routine dell’animale e di perdervi.
  • Lasciare il cane libero “per fargli sfogare l’istinto”. È pericoloso per tutti.
  • Manipolare feci o reperti. Oltre al divieto, c’è un rischio sanitario.
  • Scattare foto troppo vicino. Meglio una foto con contesto e scala che un “primo piano” stressante.

Kit essenziale nello zaino

  • Smartphone con griglia attiva e power bank; una piccola torcia per luce radente sulle orme.
  • Righello pieghevole o cartoncino con scala stampata; guanti leggeri in nitrile.
  • Taccuino impermeabile e matita; app GPS per segnare waypoint.
  • Binocolo 8x–10x; fischietto d’emergenza; guinzaglio robusto se avete il cane.

Fotografare e documentare senza disturbare

Quando fotografo orme e segni, mi metto di lato per non calpestare la pista, poso la scala e scatto dall’alto. Per avvistamenti a distanza, meglio il binocolo e, se usate una fotocamera, un tele moderato. Evitate richiami, baiting o appostamenti improvvisati.

Se volete strutturare un’uscita dedicata, qui trovate consigli per impostare un safari fotografico etico nei parchi abruzzesi, con orari, attrezzatura e buone pratiche per minimizzare l’impatto.

Io scatto due serie: una “scientifica” con scala e coordinate, una “narrativa” del luogo. A casa, confronto con guide affidabili e conservo tutto in una cartella con data e meteo. Dopo qualche mese, le differenze tra cane e lupo diventano chiarissime.

Un caso reale e una lezione imparata

Un lettore mi ha chiesto come distinguere la pista di tre cani da quella di due lupi. L’ho portato su una carrareccia dopo una nevicata leggera: tre piste canine a zig-zag, sovrapposte e interrotte da segni di gioco; poco più avanti, due tracce parallele, regolari, dritte per oltre duecento metri, con direct registering evidente. In dieci minuti ha colto la differenza. La lezione: osservare la storia che la pista racconta, non l’orma singola.

Chiudere il cerchio: leggere, rispettare, ripartire

Leggere tracce di lupo sulla Majella è come sfogliare un ricettario di famiglia: serve occhio, tempo e rispetto. Uscite presto, fotografate con metodo, non invadete. Tornate a valle con una storia e senza lasciare segni: è il modo migliore per far convivere curiosità e tutela. La prossima volta che ci incrociamo su un sentiero, sarò felice di confrontare appunti e, magari, dividere un panino al pecorino prima di rientrare.

Samuel Di Felice
Samuel Di Felice

Samuel, giovane appassionato di cucina di Teramo, ha lavorato in agriturismi abruzzesi. Dal 2020 sperimenta piatti tipici con ingredienti locali. Sul blog unisce la passione culinaria a itinerari tra mercatini, caseifici e feste del gusto scoperte durante viaggi in famiglia.