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Safari fotografico alla ricerca dei lupi nei parchi abruzzesi: come organizzarlo senza disturbare la natura

Samuel Di Felicedi Samuel Di Felice· 11/08/2026 17:41
Safari fotografico alla ricerca dei lupi nei parchi abruzzesi: come organizzarlo senza disturbare la natura

Vivo a Teramo e ho imparato che l’Abruzzo dà il meglio di sé quando si esce all’alba con il respiro freddo e la macchina fotografica pronta. Tra un mercato contadino e una sosta in caseificio, spesso programmo uscite mirate per osservare i lupi. Si può fare in modo responsabile, senza inseguimenti e senza forzare la natura. Qui metto in fila cosa funziona davvero, cosa evitare e come organizzare un safari fotografico pulito, efficace e rispettoso.

Dove andare: aree chiave e punti di osservazione

Il cuore resta il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, dove valloni come Val Fondillo e la zona tra Opi e Pescasseroli offrono buone chance all’alba e al crepuscolo. Sulla Majella, tra Lama dei Peligni e Passo San Leonardo, i corridoi faunistici incanalano gli spostamenti. Nel Gran Sasso e Monti della Laga, i versanti quieti sopra Pietracamela e tra i pratoni di Campo Imperatore richiedono pazienza, ma regalano avvistamenti distanti e puliti.

Mi affido a crinali panoramici: stare in alto permette di osservare movimenti senza entrare nei boschi dove i lupi si rifugiano. Se vedo segni freschi (impronte, fatte, piste sulla neve), resto comunque sui sentieri: inseguire tracce porta solo a disturbare e a tornare a mani vuote.

Regola pratica: posizionarsi 45 minuti prima dell’alba o del tramonto, preferendo versanti con buona visibilità e vento a favore (così non ci sentono arrivare). E mantenere sempre distanze di sicurezza: restare oltre i 300 metri è la scelta più prudente per non alterare i comportamenti.

Quando e come: stagioni, meteo e strategie

Fine estate e inizio autunno aiutano con erba più bassa e movimenti più prevedibili. In inverno la neve diventa un libro aperto: le piste raccontano dove passano e a che ritmo. In primavera serve un’attenzione extra: i cuccioli sono nei dintorni dei siti di riproduzione e si deve evitare ogni possibile disturbo.

Il meteo è alleato: giornate stabili con cielo velato ammorbidiscono la luce. Dopo una nottata di vento, i lupi si muovono meno: meglio rinviare. Ho avuto uscite “mute” con bora tesa e pomeriggi ricchi dopo una pioggia leggera che ha pulito l’aria.

Tecnica sul campo: muoversi piano, parlare a bassa voce solo quando serve, mai usare richiami o suoni sintetici. Il silenzio paga, sempre. E niente flash: oltre a rovinare lo scatto, disturba e tradisce la posizione.

Permessi, regole e sicurezza

Nei parchi abruzzesi valgono regole chiare: restare sui sentieri, niente fuoripista in zone di protezione speciale, e zero droni senza autorizzazione esplicita. Ricordo che l’Italia recepisce la Direttiva Habitat, che tutela specie come il lupo: non si può attirare la fauna con cibo, né inseguirla.

Se incontrate personale del parco o Carabinieri Forestali, collaborate e chiedete conferma su eventuali aree temporaneamente chiuse. Il numero 1515 è utile per segnalare emergenze ambientali.

Valutate l’assicurazione personale per attività outdoor e portate sempre con voi mappa offline e power bank. In montagna, il meteo cambia in fretta: pianificare vie di fuga e orari di rientro è parte dell’escursione, non un di più.

Attrezzatura essenziale e come non lasciare traccia

Ho ridotto lo zaino all’essenziale. Leggero vuol dire silenzioso e più controllo. Con questi strumenti copro la maggior parte delle situazioni senza mai avvicinarmi troppo.

  • Teleobiettivo 300–600 mm, preferibilmente con stabilizzazione; monopiede o bean bag per appoggi rapidi.
  • Binocolo 8x o 10x per scrutare prima di scattare, testa fluida se usate un treppiede.
  • Abbigliamento a strati, colori neutri, guscio antivento, guanti sottili per operare sui comandi.
  • Scarponi impermeabili, ghette in inverno, lampada frontale con luce rossa.
  • Snack calorici, borraccia termica, kit primo soccorso, coperta termica tascabile.

Sulle appostamenti: i “capanni” temporanei sono tollerati solo dove consentito e se non alterano l’ambiente. Niente rami tagliati, niente micro-esche, niente semi: ciò che lasciamo resta, e condiziona comportamenti futuri. Io preferisco soste brevi, spalle a un masso o a un tronco, e ripartenza lenta quando la luce cala.

Altro punto chiave: niente geotagging preciso sui social. Pubblicate con ritardo e con località generiche. Proteggere i siti sensibili vale più di un like.

Un caso reale e gli errori da evitare

Di recente, in Val Fondillo, ho impostato il punto d’osservazione alle 5:30. Nebbia bassa, silenzio, tre cervi a pascolo. Alle 6:20, due sagome sul filo del bosco: 480–500 metri stimati al rangefinder. Ho scattato pochi frame, ISO alti, niente spostamenti bruschi. Dopo cinque minuti sono spariti. Ripartenza lenta e rientro quando la valle iniziava ad animarsi. Zero disturbo, due immagini pulite.

Un lettore mi ha scritto di aver provato un richiamo registrato: oltre a essere scorretto, non ha visto nulla per ore. Il lupo non è ingenuo, e l’etica prima di tutto. Si impara anche dagli errori: ecco quelli tipici che vedo sul campo.

  • Muoversi troppo: cambiare postazione di continuo rompe il ritmo e spaventa tutto.
  • Fotografare troppo vicino: sotto i 200–300 metri il rischio di alterare i comportamenti cresce.
  • Arrivare tardi: l’azione migliore è prima dell’alba; si parte col buio.
  • Sottovalutare il vento: se vi annusa, la scena è finita.
  • Usare il flash o i droni: inutili per la qualità, dannosi per la fauna.

Itinerario operativo di 24 ore, con tappa di gusto

Arrivo a Pescasseroli nel pomeriggio. Controllo meteo, preparo lo zaino e passo al mercato locale per pane di grano duro e formaggi della zona. Cena leggera: zuppa di farro e un po’ di ricotta fresca; niente bevande pesanti, serve lucidità all’alba.

Ore 4:40, trasferimento verso un crinale sopra Opi. Parcheggio solo dove consentito, ultimi 20–30 minuti a piedi in silenzio. Alle 5:30 sono in postazione: binocolo, controllo luce, ISO e tempi pronti. Resto fino alle 8:00, poi smonto senza lasciare traccia.

Mezzogiorno dedicato al territorio: tappa in un caseificio di Villetta Barrea per un caciocavallo stagionato e, se capita, un assaggio di ricotta calda. Questo per me è il bello: il viaggio unisce natura e sapori. Nel pomeriggio, breve ricognizione su un secondo punto d’osservazione, quindi riposo.

Crepuscolo: rientro sul crinale o spostamento breve verso un pascolo alto. Stesso copione, stesse regole. La sera, rielaboro gli scatti e annoto su mappa osservazioni e venti: il taccuino è parte della tecnica quanto l’obiettivo.

Guide locali: quando conviene farsi accompagnare

Se è la prima volta o se non conoscete bene i versanti, valutate una Guida Ambientale Escursionistica abilitata e, meglio ancora, accreditata dal parco. Riduce gli spostamenti inutili e, soprattutto, sa quando fermarsi. Chiedo sempre tre cose: dimensione del gruppo (massimo 6–8 persone), politica “no baiting, no playback”, e approccio foto-centrico (interessa la luce e la distanza, non “spuntare la specie”).

Le buone guide spiegano perché un’area oggi è da evitare e propongono alternative. Una volta, sulla Majella, la mia guida ha chiuso la giornata in anticipo per vento teso da nord: decisione perfetta. Il mattino dopo, con aria più ferma, abbiamo avvistato da lontano senza calpestare un metro di troppo.

Ultimo consiglio: investite nel tempo, non nella rincorsa. Due o tre uscite lente e ben pianificate rendono più di una maratona scomposta. L’Abruzzo premia chi ascolta i suoi silenzi: i lupi fanno il resto.

Samuel Di Felice
Samuel Di Felice

Samuel, giovane appassionato di cucina di Teramo, ha lavorato in agriturismi abruzzesi. Dal 2020 sperimenta piatti tipici con ingredienti locali. Sul blog unisce la passione culinaria a itinerari tra mercatini, caseifici e feste del gusto scoperte durante viaggi in famiglia.