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Qual è il percorso costiero più suggestivo in Abruzzo? I punti segreti accessibili solo a piedi

Tiziano Rosatidi Tiziano Rosati· 16/08/2026 08:58
Qual è il percorso costiero più suggestivo in Abruzzo? I punti segreti accessibili solo a piedi

Un nastro di ghiaia, legno e vecchie traversine che corre tra mare e falesie: è qui che l’Abruzzo mostra il suo volto più autentico. A piedi, il ritmo rallenta e si aprono varchi verso calette nascoste, trabocchi sospesi e profumi di lecceta. In questa guida raccolgo l’itinerario più suggestivo e i punti segreti raggiungibili solo camminando, con l’occhio e il passo di chi su questi sentieri è cresciuto.

Qual è oggi il percorso costiero più suggestivo in Abruzzo?

La Via Verde della Costa dei Trabocchi è il percorso costiero più suggestivo in Abruzzo. Corre per circa 42 km sull’ex ferrovia tra Ortona e Vasto, alternando passerelle, gallerie e sterrati affacciati sull’Adriatico. A piedi offre accessi unici a calette e riserve dove il tempo sembra fermarsi.

Il tracciato segue la costa bassa e frastagliata del Chietino, incastonando i trabocchi come perle tra baie e scogliere. La segnaletica è chiara, i punti acqua e ristoro sono concentrati nei borghi litoranei e presso alcuni trabocchi aperti come ristoranti. Per una traversata intera consiglio due o tre giorni: tappe da 12-18 km permettono soste lente e discese alle spiagge. Le stagioni migliori sono primavera e inizio autunno, quando i venti di maestrale ripuliscono l’aria e i colori si accendono.

Su alcuni tratti la pista è condivisa con ciclisti: mantenetevi sul lato mare e anticipate le svolte con lo sguardo. L’Adriatico qui è clemente, ma la falesia chiede rispetto: scarpe da trekking leggere, cappello, acqua abbondante e prudenza in discesa verso le cale più ripide.

Dove sono i punti segreti accessibili solo a piedi lungo la Via Verde?

I punti più selvaggi sono le cale sotto le falesie e gli approdi dei trabocchi raggiungibili per scalette o sentieri. Tra Ortona e Vasto, i cammini laterali portano a spiagge ghiaiose, piattaforme di roccia e promontori con vista aperta. Ecco i miei passaggi preferiti, tutti con accesso pedonale:

  • Ripari di Giobbe (Ortona): una conca di ciottoli chiara sotto un anfiteatro di roccia. Accesso tramite sentiero ripido e gradini: scendere con calma, specie se il pietrisco è umido. Alba spettacolare.
  • Punta Ferruccio: balcone naturale tra ginestre e rosmarino, con calette minute ai piedi della falesia. Il tracciolino che cala alla spiaggia è terroso e in ombra al pomeriggio: ottimo d’estate.
  • Acquabella: scogliera scolpita, acqua turchese e una scalinata che parte dalla pineta. La piattaforma rocciosa è perfetta per chi ama maschera e boccaglio quando il mare è calmo.
  • San Vito Chietino – Calata Turchino: gradoni in pietra portano a una mezzaluna di ciottoli sotto il celebre trabocco. Il pomeriggio la luce radente disegna le travi di legno come un ricamo.
  • Vallevò e Rocca San Giovanni: un reticolo di sentieri tra vigneti a pergola e falesie, con accessi a micro-calette. Terreno misto terra-ciottolo; utili bastoncini, specie in risalita.
  • Riserva di Punta Aderci (Vasto): due anime, la spiaggia ampia di Punta Penna e la selvaggia Mottagrossa. I sentieri dunali portano a varchi dove il mare è protagonista e il silenzio è di casa.

Questi accessi cambiano con le mareggiate: dopo gli scirocchi invernali, rami e ghiaia possono ridisegnare i passaggi. In area protetta troverete cartelli che temporaneamente limitano il transito per tutelare il fratino durante la nidificazione: rispettateli, fanno parte della rete Natura 2000 e delle misure della Direttiva Habitat.

Come organizzare l’itinerario a piedi in sicurezza e senza perdere il meglio?

Spezzate la Via Verde in 2-3 tappe e pianificate le discese alle cale in base a luce, vento e vostra esperienza. Partite presto, portate 2 litri d’acqua a testa e controllate i bollettini del mare: con mare mosso molte cale scompaiono.

Un’ipotesi classica: Ortona–San Vito Chietino (panorami su Ripari di Giobbe e Punta Ferruccio), San Vito–Rocca San Giovanni (trabocchi e calette di Vallevò), Rocca San Giovanni–Vasto (foce del Sangro, lecceta e Punta Aderci). Le stazioni FS di Ortona, San Vito–Lanciano, Fossacesia–Torino di Sangro e Vasto–San Salvo facilitano gli spostamenti con il treno regionale. In estate alcune linee bus costiere integrano i rientri.

Scarpe con suola scolpita, telo leggero, scorta d’acqua e sali sono la dotazione minima. Evitate dislivelli in tarda mattinata da giugno a settembre e ricordate: discese facili diventano dure in risalita, specialmente su ciottoli mobili. Se vi muovete con bambini o zaini carichi, preferite cale con scalinate stabili come Acquabella o Punta Penna.

Qual è la tappa più fotogenica per chi ama i trabocchi?

Il tratto San Vito Chietino–Rocca San Giovanni è il più fotogenico per i trabocchi. Qui le piattaforme di pesca si susseguono a distanza di passeggiata, con pontili raggiungibili a piedi e scogliere che regalano punti di ripresa rialzati. L’oro dell’alba e il tramonto d’estate sono una garanzia.

Dal belvedere di San Vito si scende alla Calata Turchino, poi si risale verso Vallevò costeggiando le pergole di vite che arrivano quasi al mare. Il Trabocco Turchino e il Trabocco Punta Cavalluccio offrono inquadrature classiche; dopo i temporali di nord-ovest l’aria è nitida e l’orizzonte sembra a portata di mano. Per scatti stabili su passerelle di legno vibrose, appoggiatevi ai corrimani e scattate con tempi rapidi.

Si può vedere fauna interessante lungo la costa? Quali incontri sono possibili?

Sì, la costa chietina è sorprendentemente ricca di fauna. Tra le dune di Punta Aderci nidifica il fratino, sulle scarpate passano i gruccioni e nei cespugli si sente la magnanina. In acqua, al mattino presto, non sono rari i delfini in transito al largo.

Nelle leccete litoranee, come a Torino di Sangro, si muovono volpi e istrici, di rado cinghiali nelle ore crepuscolari. In primavera si osservano falchi di palude in migrazione costiera e rondoni pallidi che pattugliano le falesie. Portate un binocolo compatto: l’osservazione respettosa a distanza è l’unico modo per non disturbare.

Una nota da ex guida: dove la ghiaia è fitta e i nidi sono mimetici, l’orma umana pesa più del previsto. Camminare sul bagnasciuga, lontani dalla duna embrionale, è il compromesso che salva foto e biodiversità.

Cosa evitare e quali errori comuni commettono i camminatori qui?

Evitate infradito e borse a spalla: sulle discese a ciottoli servono aderenza e mani libere. Non sottovalutate il caldo: la brezza inganna, ma le falesie riflettono calore e l’insolazione è severa.

Errore tipico è forzare le scorciatoie tracciate dall’acqua o entrare in varchi chiusi per tutela faunistica: rischiate cadute e sanzioni. Altro classico è pianificare tappe sulla sola base dei chilometri della pista, senza considerare tempo per le discese e i rientri: aggiungete sempre un margine di due ore.

Domande rapide

  • Serve attrezzatura tecnica? No, bastano scarpe da trekking leggere, cappello e acqua; bastoncini utili nelle risalite.
  • Si può fare con passeggino? Solo i tratti pianeggianti della Via Verde, non le discese alle calette.
  • Meglio alba o tramonto? Alba per calma e colori freddi; tramonto per controluce sui trabocchi.
  • Quando evitare le calette? Con mare mosso da scirocco o allerta meteo: poco spazio utile e onde insidiose.
  • Ci sono fonti d’acqua? Nei borghi e presso stabilimenti; sulle calette selvagge no: partite autonomi.
Tiziano Rosati
Tiziano Rosati

Tiziano, nato a Chieti, ha lavorato come guida naturalistica per oltre un decennio nei parchi d'Abruzzo. Conosce sentieri e rifugi poco frequentati, e ama raccontare curiosità faunistiche e storie di vere escursioni vissute tra i lupi dell’Appennino.