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Sentieri tra i Parchi della Laga e del Gran Sasso: i tratti meno frequentati dagli escursionisti

Rita Malaspinadi Rita Malaspina· 14/08/2026 08:18
Sentieri tra i Parchi della Laga e del Gran Sasso: i tratti meno frequentati dagli escursionisti

Chi: escursionisti curiosi e viaggiatori lenti. Cosa: tratti di sentiero poco frequentati. Dove: tra i rilievi selvaggi dei Monti della Laga e le dorsali luminose del Gran Sasso. Quando: con l’arrivo della stagione mite e nei fine settimana lunghi che, negli ultimi mesi, stanno riportando molti in quota. Perché: per cercare silenzio, biodiversità e storie di pietra lontano dai percorsi più battuti.

Questa guida individua alcuni segmenti periferici ma accessibili, dove l’ambiente è ancora protagonista e gli incontri umani si contano sulle dita. Non sono trekking estremi: richiedono attenzione, orientamento e rispetto del tempo atmosferico. In cambio, offrono faggete profonde, creste erbose e valloni calcarei che raccontano, a chi sa ascoltare, la geologia e i miti d’Abruzzo.

Dorsali nascoste della Laga: creste erbose e acque fredde

I Monti della Laga sono il regno dell’acqua e delle lunghe praterie in quota. Lontano dai nomi celebri, il segmento di cresta che unisce Cima Lepri e Pizzo di Moscio resta spesso deserto anche nelle giornate di alta stagione. Si sale con pendenza costante attraverso faggete mature e radure dove ancora si leggono le tracce delle antiche carbonaie. In cresta, il paesaggio cambia: tappeti d’erba, dorsali dolci e, nelle giornate terse, una vista che abbraccia il mare e la catena del Gran Sasso.

Chi parte dalle aree del Ceppo o dalle pendici sopra Umito trova varianti di salita che riducono l’incontro con altri camminatori. Qui la segnaletica può diradarsi: non è raro imbattersi in paline datate o vernici sbiadite. Bussola o traccia GPS sono alleati preziosi e, in primavera, residui nevai possono insidiare i traversi più ombrosi. Un passaggio nei pressi delle numerose sorgenti di crinale regala acqua freschissima: ricche di microfauna, sono indicatori della salute di questi versanti.

Un secondo tratto poco frequentato scorre nei boschi alti tra le frazioni laterali della Valle Castellana. Le vecchie mulattiere pastorali svelano casali diruti e fontanili in pietra, memoria di una montagna abitata e laboriosa. Lungo questi itinerari, la fauna è di casa: cervi al crepuscolo, picchi e, talvolta, il lento passaggio di un capriolo sul margine del sentiero.

Gran Sasso laterale: valloni bianchi e cime senza folla

Spostandosi sul Gran Sasso, la scena diventa calcarea: bastioni, ghiaioni, mughete agganciate alla roccia. Fuori dai corridoi più noti, il Monte San Franco e il vicino Monte Jenca offrono creste panoramiche e salite raccolte. L’accesso dai versanti di Assergi, con diramazioni per vallette secondarie, permette di guadagnare quota con regolarità, evitando le direttrici che portano in massa verso Campo Imperatore.

Più a nord-ovest, la Valle del Chiarino è un corridoio silenzioso. Il cammino risale tra faggi e pietraie verso il Rifugio Fioretti, balcone naturale su dorsali che raramente vedono affollamento. Da qui, chi ha passo sicuro può proseguire su tracce inerbite, scegliendo anelli brevi per esplorare selle e costoni minori. Il terreno impone prudenza in caso di instabilità meteo: i temporali di calore arrivano rapidi, il vento cambia direzione e i canaloni drenano l’acqua con forza.

Tra Prena e Camicia, celebrità del gruppo, i valloni laterali e le cenge meno evidenti offrono scorci altrettanto intensi senza la pressione dei flussi principali. È il regno delle stratificazioni, delle fioriture a cuscinetto e del volo del gracchio. In estate, partire presto resta la strategia migliore per guadagnare solitudine e luce radente sulle pareti.

Stagionalità, sicurezza e segnali da leggere

Su entrambi i massicci, la stagionalità detta i ritmi. In primavera, la Laga conserva umidità e neve residua nei canaloni: un paio di ramponcini leggeri possono fare la differenza sui pendii in ombra. Sul calcare del Gran Sasso, all’opposto, l’irraggiamento estivo è severo: cappello, crema solare e riserva d’acqua sono obbligatori. L’autunno, con le faggete in fiamma e l’aria più tersa, è forse il momento migliore per i segmenti remoti, quando la visibilità aiuta l’orientamento.

«Nelle aree laterali la montagna non perdona leggerezze: mappa, altimetria, controllo del meteo e capacità di tornare sui propri passi sono gli strumenti più affidabili», spiega una guida locale del Club Alpino Italiano. «Il bello di questi tratti è che basta poco per sentirsi fuori dal tempo: proprio per questo serve disciplina nello stare sul sentiero e nel gestire le soste».

Ricordiamo che l’intero comprensorio è tutelato dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: cani al guinzaglio nei periodi sensibili per la fauna, divieto di raccolta di piante protette, massima attenzione ai pascoli e ai recinti mobili. Le sanzioni non sono un dettaglio; soprattutto, il rispetto delle regole garantisce convivenza tra escursionismo, allevamento e tutela ambientale.

Storie, pietre e leggende: il filo culturale

Le dorsali meno frequentate custodiscono anche un patrimonio culturale diffuso. Sui crinali della Laga si incontrano muretti a secco e cippi confinari, tracce dell’arte contadina e di antichi tratturi verticali. In alcuni casali diruti, gli anziani raccontano di “mazzamurelli”, folletti dispettosi che nascondono utensili e bussano alle porte nelle notti di vento: un tassello del folclore che rende viva la marcia.

Sui fianchi del Gran Sasso, la piccola chiesa rurale di San Pietro della Ienca evoca la spiritualità lenta della montagna. Poco oltre, i resti dei terrazzamenti per l’agricoltura di quota parlano di una tenacia antica. Sono soste brevi, ma illuminano il senso del camminare: leggere il paesaggio, accogliere i segni dell’uomo senza trasformarli in merce, chiudere il cerchio tra natura e memoria.

Accessi, logistica e impatto minimo

Le basi ideali per i segmenti meno battuti restano i piccoli borghi di crinale e i villaggi a mezza costa. Le strade comunali, spesso strette, richiedono guida prudente. Parcheggiare solo negli spazi consentiti evita attriti con residenti e pastori. Molti accessi dispongono di fontanili: un’occasione per rifornirsi e per leggere le bacheche con gli avvisi stagionali su fauna, lavori forestali o chiusure temporanee.

  • Carta topografica 1:25.000 e traccia digitale offline.
  • Attenzione al meteo: temporali pomeridiani frequenti in estate.
  • Gestione dell’acqua: almeno 2 litri a persona sul calcare, filtraggio nei valloni della Laga.
  • Abbigliamento a strati e bastoncini per i lunghi saliscendi erbosi.
  • Lasciare detto l’itinerario e l’orario di rientro.

Sul fronte ambientale, “meno battuto” non deve diventare sinonimo di “senza regole”. Restare sul tracciato limita l’erosione dei suoli; soste brevi lontano da nidi e greggi riducono lo stress sugli animali; portare via tutti i rifiuti, organico compreso, impedisce l’alterazione delle catene trofiche. Nei periodi di siccità, massima allerta per il rischio incendi: niente fiamme libere, neppure per un caffè.

Infine, un invito: quando il sentiero si fa silenzioso e il passo trova ritmo, il Gran Sasso e la Laga restituiscono ciò che promettono. Un orizzonte largo e, insieme, intimo. La soddisfazione di una meta non condivisa con la folla. E, soprattutto, la consapevolezza che la bellezza sopravvive se sappiamo frequentarla con misura.

Rita Malaspina
Rita Malaspina

Rita, originaria di Vasto, è un'appassionata di storia locale e miti abruzzesi. Dopo anni trascorsi a raccogliere testimonianze dagli anziani del paese, oggi suggerisce itinerari culturali e percorsi letterari alla scoperta di castelli, abbazie e misteri regionali.