Hanno trovato contaminanti pericolosi in questa pasta: FOTO

La pasta è l’alimento più amato dagli italiani, viene annoverata tra le eccellenze del nostro paese e quindi, di conseguenza, è uno dei prodotti più consumati in Italia. Alcuni la definiscono anche come un vero e proprio simbolo culturale prima ancora che culinario e la pongono al vertice della dieta mediterranea. Inoltre, la si può cucinare in ”tutte le salse” nel vero senso dell’espressione, con tutti i condimenti possibili: basta soltanto avere un pizzico di fantasia. Dopo tutti questi elogi, comprenderete come me l’importante scalpore che ha causato il divagare della notizia che riguardava la pasta contaminata.

Vediamo insieme, più nel dettaglio i risultati che sono stati messi in luce dalle analisi effettuate su vari e noti marchi di pasta italiana. Le ricerche hanno rivelato la presenza di innumerevoli pesticidi. A causa di quest’ultimi sono state ritirate dal mercato diversi formati di pasta, appartenenti a un noto marchio italiano, il che non ha fatto altro che aumentare l’apprensione comune. Ma vediamo nello specifico quali sarebbero i motivi dei richiami. Il pesticida in maggiore percentuale è stato identificato come glifosato, nonostante ciò, gli esperti del settore, hanno voluto isolare ed identificare anche i pesticidi in quantità minore, riuscendo a trovare più di 400 sostanze.

Fortunatamente la presenza di glifosfato è stato ritrovato a livelli molto bassi, queste percentuali generalmente non vengono prese in considerazione. Facciamo un esempio per capirci meglio. Supponendo di assumere la pasta con il quantitativo di pesticida più elevato, per riuscire a raggiungere la soglia massima raccomandata per un adulto, il quale si aggira intorno ai 75 kg, costui dovrebbe mangiare obbligatoriamente ogni giorno oltre 300 kg di pasta. Per un bambino di peso 16 kg sarebbero 80 kg di pasta al giorno. ci rendiamo conto che sono quantitativi davvero elevati.

Tra le sostanze accusate di essere presenti nella pasta, oltre al glicofosfato, sono le micotossine. Quest’ultime sono dei contaminanti di origine del tutto naturale, ma molto pericolose per la salute umana. Il loro sviluppo può avvenire in innumerevoli modi, sia durante le fasi di coltivazioni ma anche nelle fasi di post raccolto e produzione. Gli esperti ci spiegano che solitamente questo accade quando la conservazione del prodotto non è stata effettuata in modo adeguato o, in generale, l’ambiente di conservazione non era molto consono.

Le mitocossine sono tutte tossiche per il nostro organismo, alcune di esse sono classificate persino come cancerogene dall’Iarc, come ad esempio le aflatossine e le ocratossine. Le altre invece, possono essere definite come “relativamente” meno pericolose, tra queste ricordiamo il Don (deossinivalenolo), al quale inoltre viene riconosciuto un effetto negativo a livello gastrointestinale, che causa nausea, rifiuto del cibo, vomito ed in rari casi anche dissenteria. Gli esperti, come sempre, ci consigliano di mantenere alta l’allerta senza causare inutili allarmismi.