Il borgo abruzzese dove d'estate si cena in piazza: la tavolata più lunga della regione

Agosto, sere nitide e aria sottile che scende dai pascoli del Gran Sasso: in queste settimane il borgo di Santo Stefano di Sessanio torna a mettere i tavoli in fila in Piazza Medicea per una cena collettiva lunga decine di metri. È il momento giusto per viverla: le giornate sono piene, le notti ventilate e il calendario del paese si stringe attorno a una ritualità che mescola sapori e racconto. Ho guidato gruppi su questi sentieri per anni: la tavolata è il modo più semplice per capire perché qui la montagna è anche comunità.
Quando si tiene la cena in piazza e come funziona la partecipazione?
La serata cade di solito nel weekend di Ferragosto, con apertura tavoli al tramonto e servizio scaglionato. I posti sono a numero chiuso, prenotabili online o in Pro Loco, con ritiro del braccialetto all’ingresso della piazza. Per chi arriva senza prenotazione restano spesso banchi liberi laterali, ma conviene non rischiare.
La formula è semplice: menù fisso, un posto segnato al tavolo e un flusso unico per il ritiro dei piatti. L’accesso al borgo è regolato, in alcune edizioni con navette serali dai parcheggi esterni. Portate con voi un documento e la ricevuta: vi faranno risparmiare tempo ai varchi.
Perché la tradizione vuole una tavolata d’agosto e cosa facevano i nonni?
Per i vecchi del posto agosto era il mese “giusto” per mangiare fuori: il fresco di quota teneva meglio i cibi e la luce durava a lungo. Si stendevano tovaglie cucite tra loro, si fissavano i piatti di terracotta al tavolo con lo spago, si mettevano fiaschi di Montepulciano al centro come invito a condividere.
Nei racconti dei pastori rientrati dalla monticazione, ricorrono gesti concreti: il pane di grano duro segnato a croce prima di affettarlo, il pecorino avvolto nella carta oleata, la “callara” di rame per la carne che sobbolle lontano dai commensali. Gli organetti facevano il resto. L’estate alta era il tempo del rientro dalle quote, del ritrovo e dei conti fatti a voce, davanti a un piatto caldo.
La tradizione aveva ragione sul quando, ma sul perché? Cosa dice oggi la pratica
Agosto in montagna offre serate asciutte, ventilate e con minore pressione di insetti: condizioni ideali per una cena all’aperto. Non è il vino a “disinfettare” i cibi, come si diceva un tempo: la sicurezza nasce da temperature corrette, manipolazione attenta e turni rapidi di servizio.
Qui la tradizione aveva ragione sul quando, sbagliava sul perché. Il fresco serale e la brezza di versante riducono la formazione di condensa sui piatti e tengono bassa la temperatura di servizio, limitando la proliferazione batterica. Il layout lineare della tavolata favorisce un flusso ordinato, mentre i turni aiutano a mantenere il cibo entro le “due ore d’oro”. Oggi la cucina segue procedure ispirate al metodo HACCP, e la collocazione nel perimetro del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga contribuisce a una logistica più attenta all’ambiente e agli spazi.
Cosa si mangia e quanto costa il menù della serata?
Il menù fisso riprende i piatti della transumanza: zuppa di lenticchie di Santo Stefano, pecora “alla callara”, arrosticini di castrato, insalata di pomodori antichi e pane cotto a legna. Il costo oscilla in genere tra 25 e 35 euro, con calice di vino e dolce compresi.
Non mancano alternative: mezze porzioni per bambini, opzioni senza carne (frittata alle erbe di campo, formaggi e ricotta), e dolci di tradizione come ferratelle e ciambelline al mosto. Per chi guida, spesso è previsto un percorso “analcolico” con succhi di mela e acqua di fonte. Un consiglio da guida di montagna con debole per le calorie pulite: puntate sulle leguminose e sui formaggi locali nel primo passaggio, e godetevi gli arrosticini al secondo turno, quando la griglia ha temperatura perfetta.
Come arrivare senza stress e dove parcheggiare vicino al borgo?
Da L’Aquila si arriva in circa 45 minuti via SS17 e SP8; da Pescara mettete in conto 1 ora e 30 passando per l’autostrada e l’uscita Bussi/Popoli. Nelle sere di evento i varchi interni sono chiusi: meglio usare i parcheggi segnalati lungo la provinciale e le navette organizzate.
Arrivare entro le 18 vi regala due vantaggi: un giro tra le botteghe del borgo e il tempo per salire al belvedere sulla torre medicea prima del pienone. Se preferite venire “per creste”, c’è il sentiero facile che da Calascio corre tra i muretti a secco: con luce dorata è una passeggiata che non stanca e mette appetito. Errore comune: contare sul bancomat all’ultimo. In montagna il POS può dare forfait; portate contanti.
Come prepararsi: cosa portare, come vestirsi e dove dormire?
Portate una felpa leggera anche se fa caldo di giorno: di notte la temperatura scende veloce. Scarpe con suola in gomma aiutano sul basolato e sulle rampe del borgo, molto più delle suole lisce da città.
In borsa mettete una borraccia, un bicchiere riutilizzabile, salviette compostabili, una torcia frontale per il rientro. Prenotate con anticipo l’albergo diffuso o un B&B nelle frazioni di Castelvecchio Calvisio e Calascio: i posti si esauriscono presto. Se vi fermate il giorno dopo, considerate una camminata soft verso il Lago Racollo: capiterà di scorgere le tracce del lupo al margine dei pascoli, una presenza discreta che racconta l’equilibrio dell’Appennino.
Errore comune: vestirsi “da spiaggia” e soffrire l’aria fresca. Altro errore: portare sedie pieghevoli personali in piazza. Gli spazi sono stretti e l’organizzazione ha già previsto tutto.
È un evento sostenibile e sicuro? Cosa c’è dietro le quinte?
L’organizzazione ha ridotto la plastica monouso con stoviglie compostabili e isole ecologiche presidiate. La raccolta differenziata è guidata da volontari, e gli scarti organici vengono conferiti separatamente.
In cucina si lavora a lotti e temperature controllate, con abbattimento e mantenimento a bagnomaria dove serve, secondo procedure ispirate al sistema HACCP. La filiera è corta: formaggi, legumi e carni arrivano da aziende dell’altopiano, con tempi di trasporto minimi. La Polizia Locale presidia gli accessi, e le navette limitano il traffico dentro il borgo, in linea con le indicazioni del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Cosa non fare in questi giorni di festa in montagna?
Evitate di occupare posti con zaini o giacche: lo spazio è di tutti e i volontari hanno il polso dei flussi. Niente fuochi, barbecue “fai da te” o lanci di lanterne: il rischio in quota è reale.
Non usate droni senza autorizzazione: oltre a disturbare i rapaci, violate regole nazionali e comunali. Non parcheggiate sui prati: i suoli d’altopiano sono delicati e i verbali salati. E, soprattutto, non lasciate rifiuti: la montagna ricorda tutto.
Hai un minuto? Ecco le risposte rapide più utili
Serve prenotazione? Sì, fortemente consigliata: i posti a tavola finiscono.
E se piove? L’evento può slittare di un giorno o spostarsi in tensostruttura, decisione comunicata il pomeriggio.
Bambini e passeggini? Sì, ma il basolato è irregolare: meglio marsupio o passeggino da trekking.
Cani? Ammessi al guinzaglio; portate ciotola e sacchetti.
Pagamenti? Portate contanti: i POS non sempre sono affidabili in piazza.
Accessibilità? Sono previsti accessi facilitati e posti riservati; informate l’organizzazione in anticipo.
Se non trovo posto a tavola? Restano stand liberi e trattorie del borgo; l’atmosfera si gode comunque.
Chiudo con una nota personale: in queste sere la pietra respira come un animale paziente. Tra un cucchiaio di lenticchie e un brindisi, capirete perché qui la montagna non è scenografia, ma presenza quotidiana. Portate rispetto, portate fame, portate tempo: il resto lo fa il vento che scende dai pascoli.

