
Non mangiare mai questo tipo di pesce: ecco perché le etichette possono ingannare
Secondo i dati del Ministero della Salute, negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni di pesce contaminato nei supermercati italiani. Non sempre l’etichetta ti protegge: alcune specie ittiche, anche se apparentemente sicure, possono celare rischi per la salute dovuti a pratiche di pesca poco trasparenti e a contaminazioni ambientali. Ecco perché serve prestare attenzione quando scegli quale prodotto ittico portare in tavola.
Quali sono i pesci da evitare per la salute?
Non tutti i pesci sono uguali, soprattutto quando si parla di sicurezza alimentare. Alcune specie, come il pesce spada, il tonno rosso e lo squalo, sono spesso ai vertici delle liste dei pesci da evitare. Questi animali, infatti, tendono ad accumulare livelli elevati di mercurio e altre sostanze tossiche durante la loro lunga permanenza negli oceani.
Uno studio condotto dall’EFSA ha rilevato valori di mercurio superiori alla soglia di sicurezza in oltre il 18% dei campioni di grandi predatori marini analizzati. Il rischio? Soprattutto per bambini, donne in gravidanza e soggetti vulnerabili, l’esposizione cronica può provocare danni al sistema nervoso e allo sviluppo cerebrale.
Ma i pesci tossici non si limitano ai grandi predatori. Alcuni molluschi bivalvi, come cozze e vongole, possono concentrare metalli pesanti e biotossine se prelevati in aree marine inquinate. Anche il pangasio, spesso venduto a basso costo, può provenire da allevamenti dove il controllo delle acque non è sempre rigoroso, aumentando la possibilità di trovare residui di antibiotici e agenti contaminanti.
Come riconoscere le etichette ingannevoli?
Ti sei mai chiesto se la confezione che acquisti racconti davvero tutta la verità? L’inganno delle etichette è più frequente di quanto si pensi. La normativa europea obbliga a indicare la specie, il metodo di produzione (allevato o pescato), e l’area di cattura, ma spesso queste informazioni sono scritte in modo poco chiaro o addirittura fuorviante.
Un esempio comune riguarda nomi commerciali generici: con la dicitura “filetti di merluzzo” si possono indicare specie diverse, alcune a rischio sovrasfruttamento o provenienti da zone contaminate. In altri casi, il pesce viene etichettato come “selvaggio” quando in realtà è di allevamento, oppure si omette la provenienza reale per non scoraggiare l’acquisto.
Anche la tracciabilità, seppur obbligatoria, può essere manipolata. In alcuni controlli a campione effettuati dalla Guardia Costiera, è emerso che il 12% delle etichette presentava incongruenze tra la specie dichiarata e quella effettiva, favorendo così la diffusione di specie ittiche non sicure o non idonee al consumo.
Quali sono le conseguenze del consumo di pesce contaminato?
I pericoli del pesce contaminato non vanno sottovalutati. Il consumo frequente di specie ittiche con alti livelli di mercurio, PCB (policlorobifenili), diossine o microplastiche può avere effetti a lungo termine sulla salute. Le tossine si accumulano nel corpo e possono causare problemi neurologici, disturbi ormonali e indebolimento del sistema immunitario.
Oltre ai rischi diretti per il consumatore, il consumo di pesce contaminato può anche favorire l’emergere di batteri antibiotico-resistenti, soprattutto quando si tratta di prodotti provenienti da allevamenti intensivi in cui vengono utilizzati farmaci in modo indiscriminato. Alcuni studi recenti hanno evidenziato la presenza di residui di antibiotici in più del 7% dei campioni di pesce d’importazione analizzati.
Infine, non va sottovalutata la possibilità di reazioni allergiche o intossicazioni acute provocate dal consumo accidentale di specie non dichiarate o di pesci che hanno assorbito biotossine marine, come la ciguatossina, responsabile di casi di avvelenamento anche in Italia.
Pesce sostenibile: come fare scelte consapevoli?
La scelta consapevole del pesce non è solo una questione di salute, ma anche di rispetto per l’ambiente. Optare per pesce sostenibile significa preferire specie pescate con metodi selettivi, che non mettono a rischio l’ecosistema marino e garantiscono la sopravvivenza delle popolazioni ittiche.
Le pratiche di pesca sostenibile, come la pesca a lenza, con reti a maglie larghe o con metodi che riducono il bycatch, contribuiscono a tutelare la biodiversità e a minimizzare l’impatto sugli habitat marini. Scegliere prodotti con certificazioni riconosciute può aiutarti a orientarti, ma è importante leggere con attenzione le etichette e informarsi sulla provenienza reale del prodotto.
La FAO e alcune ONG ambientali raccomandano di variare le specie consumate, preferendo pesci a ciclo vitale breve e a basso livello trofico, come sardine, acciughe e sgombri, meno soggetti all’accumulo di sostanze dannose e più facilmente reperibili da pesca locale e controllata.
Come difendersi dagli errori in etichetta e scegliere pesce sicuro?
Per evitare di cadere vittima di etichette ingannevoli, il primo passo è imparare a leggere tutte le informazioni riportate sulla confezione: specie, area di pesca, metodo di produzione e data di confezionamento. Diffida dalle offerte troppo convenienti e da prodotti con provenienza poco chiara o generica.
Quando possibile, prediligi il pesce fresco proveniente da mercati locali affidabili, dove puoi chiedere direttamente al venditore dettagli sulla tracciabilità e sulla lavorazione. In alternativa, affidati a catene che garantiscono controlli frequenti e trasparenti sulla filiera.
Ricorda che la scelta consapevole del pesce è il miglior modo per proteggere la tua salute e contribuire a un mercato più etico e sostenibile. Informarsi, leggere attentamente le etichette e variare le specie consumate sono azioni semplici che possono fare la differenza, sia per te che per l’ambiente marino.
Claudia Ferrara
Medico Chirurgo, Specialista in Scienza dell'Alimentazione
Medico Chirurgo iscritta all'Ordine dei Medici di Roma, con specializzazione in Scienza dell'Alimentazione conseguita presso l'Università La Sapienza. Da 12 anni lavora in ambito clinico occupandosi di nutrizione preventiva e patologie metaboliche. Autrice di pubblicazioni scientifiche su riviste indicizzate, collabora con ambulatori pubblici e privati per programmi di educazione alimentare.