Lungo la “Transiberiana d’Italia” una linea storica unisce ingegneria, neve e paesaggio tra Abruzzo e Molise
Non tutte le stazioni diventano simboli per dimensioni o traffico. Alcune lo diventano per la quota a cui si trovano, per il paesaggio che le circonda, per la storia che custodiscono. In Abruzzo, lungo una ferrovia tortuosa che si arrampica tra le montagne, esiste una fermata che concentra in pochi metri ingegneria, natura e immaginario di viaggio.
Una fermata tra le più alte della rete ferroviaria italiana
Quando si parla di stazioni di montagna suggestive, il riferimento immediato corre quasi sempre alle Dolomiti o ai valichi alpini, mete di un turismo ferroviario ormai celebre. Sono luoghi spettacolari, legati all’immaginario delle vette più famose d’Italia. Ma il criterio cambia quando ciò che conta non è la notorietà, bensì la quota e il contesto. Nel cuore dell’Appennino, lungo la linea che collega Sulmona a Carpinone, si trova la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo: con i suoi 1.268,82 metri sul livello del mare è la stazione più alta dell’Appennino e una delle più elevate dell’intera rete ferroviaria italiana. Si trova lungo quella che è conosciuta come la “Transiberiana d’Italia”.
Una linea nata da una sfida ingegneristica
La ferrovia Sulmona-Carpinone fu inaugurata nel 1897, dopo lunghi anni di lavori in condizioni difficili. Il tracciato, lungo quasi 129 chilometri, doveva attraversare un territorio montano e aspro, partendo dai poco più di 300 metri di Sulmona per arrampicarsi fino agli oltre 1.260 metri di Rivisondoli-Pescocostanzo. Per superare gole, scarpate e dislivelli importanti furono realizzate 25 gallerie – la più lunga, che attraversa la Majella, misura circa quattro chilometri – e numerosi viadotti. In alcuni tratti, per difendere i binari dalle abbondanti nevicate, furono costruite gallerie paravalanghe e muri di protezione, e persino piantate intere pinete. Il soprannome “Transiberiana d’Italia”, comparso per la prima volta su una rivista di viaggi nel 1980, nacque proprio dalla somiglianza tra queste distese innevate e i paesaggi della celebre ferrovia russa.
Un viaggio tra parchi, borghi e altopiani
A differenza delle grandi linee urbane, la Transiberiana non si impone sul territorio ma vi si inserisce con continuità, attraversando per un lungo tratto quote superiori ai mille metri. Il percorso costeggia i confini del Parco Nazionale della Majella e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, tra faggete secolari, gole profonde e altipiani che d’estate appaiono come verdi praterie e d’inverno si trasformano in distese candide. Ogni stazione è un appuntamento con un borgo: da Pettorano sul Gizio a Campo di Giove, da Palena alle località sciistiche di Rivisondoli e Roccaraso. Le piccole fermate, le pensiline d’epoca e i convogli storici degli anni Venti e Trenta, con le carrozze in legno, trasformano l’attesa e il viaggio in un’esperienza che è insieme paesaggistica, storica ed emotiva.
La bellezza alla prova del futuro
Oltre al valore paesaggistico, la linea ha attraversato fasi cruciali della storia italiana: durante la Prima Guerra Mondiale fu usata per trasportare truppe e materiali verso il fronte adriatico, e per decenni rappresentò un collegamento strategico nell’asse Napoli-Pescara. Negli anni 2010-2011, però, la tratta fu chiusa al traffico ordinario perché considerata un “ramo secco”, una scelta discussa proprio in un territorio dove la ferrovia, a differenza delle strade, non si fermava nemmeno con le grandi nevicate. La sua rinascita è arrivata dal basso: grazie all’impegno di associazioni di appassionati e, oggi, di Fondazione FS Italiane, la Sulmona-Carpinone è tornata a vivere come ferrovia turistica nell’ambito dei progetti dedicati alle linee storiche. Per molti, il vero valore della Transiberiana d’Italia non sta nella funzione di trasporto, ma nell’essere un unicum ferroviario e paesaggistico ancora intatto.
Chiara Naviglio
Giornalista di Viaggio, Guida Turistica Abilitata
Giornalista pubblicista iscritta all'ODG della Campania e Guida Turistica abilitata dalla Regione Campania. Ha visitato 40 paesi e collabora con riviste di settore e portali turistici nazionali. Specializzata in turismo culturale, borghi italiani e itinerari enogastronomici, scrive guide dettagliate basate sull'esperienza diretta dei luoghi, con consigli pratici su costi, logistica e stagionalità.
