L’eremo più mistico d’Italia non è quello di San Francesco. Ma questa cella scavata nella roccia dove si rifugiò un Papa

Sul Monte Morrone un romitorio sospeso tra fede, storia e leggenda resiste intatto da otto secoli

Non tutti i luoghi sacri diventano celebri per la loro grandezza o per i pellegrinaggi di massa. Alcuni conservano la propria forza proprio perché restano isolati, scavati nella pietra, quasi nascosti alla vista. In Abruzzo, sulle pendici di una montagna che domina una valle, esiste un eremo che unisce in pochi metri spiritualità, storia papale e paesaggio.

Un romitorio incastonato nella roccia del Morrone

Quando si parla di eremi italiani, il pensiero corre subito ai luoghi francescani dell’Umbria, all’Eremo delle Carceri di Assisi o ai santuari immersi nei boschi del Centro Italia, mete di un turismo religioso ormai consolidato. Sono luoghi di straordinaria bellezza, legati alla figura più popolare della spiritualità italiana. Ma il criterio cambia quando ciò che conta non è la notorietà, bensì la forza del luogo e il peso della storia che custodisce. In Abruzzo, appena fuori Sulmona, sulle pendici del Monte Morrone, si trova un edificio che segue una logica opposta: scala minima, fusione totale con la parete rocciosa, una storia che tocca direttamente la vicenda del papato. È l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone, sospeso a circa 620 metri d’altezza, affacciato sulla Valle Peligna.

L’eremo dove un frate scoprì di essere diventato Papa

L’eremo fu fondato alla fine del Duecento da Pietro Angelerio, detto Pietro da Morrone, il frate eremita che dispose la costruzione del romitorio in un luogo scosceso e di difficile accesso, dove visse una vita di preghiera e penitenza. Proprio qui, nel 1294, avvenne uno degli episodi più straordinari della storia della Chiesa: i legati del conclave salirono fino all’eremo per annunciare all’umile eremita la sua elezione al soglio pontificio, dopo ventisette mesi di sede vacante. Pietro divenne così Papa Celestino V. Il suo pontificato durò soltanto pochi mesi, fino a quel “gran rifiuto” ricordato anche da Dante: Celestino abdicò e tornò semplicemente a essere Pietro, rifugiandosi di nuovo sul Morrone, in fuga dal successore Bonifacio VIII. L’oratorio interno conserva ancora gli affreschi realizzati dal Maestro Gentile da Sulmona, una crocifissione con Maria e San Giovanni e, sulla parete, un ritratto di Celestino in abito monastico. Al centro, un antico altare in pietra custodisce un crocifisso che la tradizione vuole benedetto dallo stesso Papa-eremita.

Un luogo sospeso tra montagna, fede e leggenda

A differenza dei grandi santuari, l’Eremo di Sant’Onofrio non si impone sul paesaggio ma vi si fonde, mantenendo l’aspetto severo e quasi inaccessibile che aveva all’epoca del Santo. Dalla frazione Badia di Sulmona un sentiero di gradini scavati nella roccia conduce in una ventina di minuti al romitorio, attraverso un percorso fatto di pietra, verde e silenzio. La parte più suggestiva è costituita dall’oratorio e dalle anguste cellette dove vissero gli eremiti. Sotto l’eremo si apre una grotta legata ad antichi riti popolari: i fedeli vi praticano lo strofinamento delle parti doloranti del corpo sulle pareti umide, attribuendo poteri taumaturgici all’acqua che vi stilla. L’insieme trasforma la visita in un’esperienza che è insieme paesaggistica, spirituale e antropologica.

La bellezza alla prova del tempo

Oltre al valore storico e artistico, l’eremo ha attraversato fasi difficili: fu abbandonato nel 1807 in seguito alla soppressione di alcuni ordini religiosi, per poi tornare a vivere grazie a eremiti e devoti. Monumento nazionale dal 1902, oggi è meta di pellegrinaggi, soprattutto nei giorni dedicati al Santo e alla memoria di Celestino V. La sua fragilità resta però un tema aperto: le pareti di roccia molto umide minacciano i preziosi affreschi, e per il loro restauro servono interventi importanti. Nel 2020 l’attenzione su questo luogo è cresciuta quando l’eremo, grazie a oltre ventiduemila firme raccolte in tutta Italia, è entrato tra i primi dieci classificati del censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI, vincendo il premio speciale per i luoghi sopra i 600 metri. Per molti, il vero valore dell’Eremo di Sant’Onofrio non sta nella sua funzione, ma nell’essere un unicum spirituale e architettonico ancora intatto.

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