Una fortezza sospesa sul Gran Sasso, un borgo medievale di pietra rinato come albergo diffuso e l’altopiano soprannominato “Piccolo Tibet”: c’è un angolo d’Abruzzo che sembra uscito da un film. Ecco cosa vedere, come organizzarsi e gli errori da non fare
Ci sono posti che si conquistano un passo alla volta. Rocca Calascio è uno di questi: nessuna strada arriva fin sotto le mura, e l’ultimo tratto va fatto a piedi, salendo verso una fortezza di pietra chiara che pare crescere dalla montagna. Quando ci si arriva, il panorama ripaga ogni gradino: l’altopiano di Campo Imperatore da una parte, le vette del Gran Sasso dall’altra, e il silenzio della quota.
A pochi chilometri, aggrappato a un’altra collina, c’è il borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio, un dedalo di vicoli in pietra calcarea che negli ultimi anni è tornato a vivere. Insieme, castello e borgo, formano uno degli itinerari più suggestivi dell’Appennino centrale: due tappe vicine, da vivere con calma, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Perché Rocca Calascio è un posto unico
A circa 1.460 metri di altitudine, in provincia dell’Aquila, il Castello di Rocca Calascio è considerato uno dei castelli più alti d’Italia. Le sue origini sono medievali: nato come struttura fortificata di avvistamento, fu ampliato e rinforzato nei secoli fino a diventare una roccaforte. Oggi è una rovina affascinante, restaurata e visitabile, che sembra fatta apposta per le fotografie.
Non a caso è una delle location più riconoscibili del cinema. Tra i film girati qui ci sono “Ladyhawke” (1985), con Michelle Pfeiffer, e “Il nome della rosa”, con Sean Connery: pellicole che hanno reso il profilo della rocca familiare a milioni di spettatori in tutto il mondo. Una vocazione “da set” condivisa con l’intero altopiano circostante.
A rendere magico il luogo è soprattutto la posizione. Dalla rocca lo sguardo spazia senza ostacoli: la piana di Campo Imperatore, le montagne più alte dell’Appennino, i borghi sparsi nella valle. È uno di quei panorami che cambiano colore a ogni ora del giorno e che, all’alba o al tramonto, diventano indimenticabili.
Come organizzare la visita
Al castello non si arriva in auto. Il modo più comodo è parcheggiare nel borgo di Calascio e salire a piedi lungo il sentiero: una breve camminata in salita di circa tre quarti d’ora. Chi ama camminare può invece percorrere il sentiero ad anello che collega tre borghi — Santo Stefano di Sessanio, Calascio e Castelvecchio Calvisio — lungo le antiche vie della transumanza, per un giro di circa tre ore e mezza.
Buone notizie per gli orari: il castello è visitabile liberamente tutti i giorni, dalle 9 fino al tramonto. Il mastio resta aperto durante l’anno, salvo condizioni meteo avverse, con ingresso a offerta libera. Proprio il meteo è la variabile da tenere d’occhio: si è in montagna, e in quota il tempo può cambiare in fretta, soprattutto fuori stagione.
Mettete scarpe adatte e portate una giacca anche d’estate: il vento sulla cresta può essere tagliente. E calcolate i tempi per godervi il tramonto, il momento in cui Rocca Calascio dà davvero il meglio di sé.
Cosa vedere
Il Castello di Rocca Calascio. Il protagonista: la fortezza in pietra calcarea che domina la valle, con il suo mastio e le torri angolari. La salita a piedi fa parte dell’esperienza, e dall’alto il colpo d’occhio su Campo Imperatore e sul Gran Sasso è impagabile.
La Chiesa di Santa Maria della Pietà. A pochi passi dalla rocca sorge questa piccola chiesa seicentesca a pianta ottagonale. Il suo candore che si staglia contro le montagne è uno degli scorci più fotografati dell’intero Abruzzo.
Il borgo di Santo Stefano di Sessanio. A circa 7 km dalla rocca e intorno ai 1.250 metri di quota, è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Costruito in pietra calcarea bianca con tetti in coppi, si gira a piedi tra vicoli, archi e portali antichi, entrando dalla suggestiva Porta Medicea.
La Torre Medicea. Simbolo del borgo, la torre di avvistamento di pianta cilindrica risale al XIV secolo. Crollata quasi completamente con il terremoto del 2009, è stata interamente ricostruita ed è di nuovo il punto più alto del paese.
L’albergo diffuso Sextantio. È la storia che ha fatto rinascere Santo Stefano: un progetto di recupero voluto dall’imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren, che ha trasformato le antiche case del borgo in camere d’epoca, conservandone l’anima. Anche senza pernottare, racconta bene lo spirito del luogo.
Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”. L’immenso altopiano alle spalle della rocca — epiteto coniato dall’esploratore Fosco Maraini per la somiglianza con gli altipiani asiatici — si estende per chilometri tra i 1.500 e i 2.100 metri circa, dominato dal Corno Grande (2.912 m). Meta di trekking d’estate e di sci d’inverno, ospita anche l’Osservatorio Astronomico e i cavalli al pascolo brado.
A tavola: cosa assaggiare
Il prodotto-simbolo è la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, piccola e saporita, presidio Slow Food e coltivata da queste parti in quota. A settembre il borgo le dedica una sagra, la Sagra delle Lenticchie. In tavola la fanno da padrone anche zafferano, farro e i legumi del territorio, accompagnati dai vini d’Abruzzo. Un consiglio: i ristoranti dei borghi hanno pochi coperti, quindi conviene prenotare, soprattutto nel weekend e in alta stagione.
Quanto tempo serve (e gli errori da evitare)
Per vedere castello e borgo basta una giornata piena: mattinata alla rocca, pomeriggio tra i vicoli di Santo Stefano. Ma se potete fermarvi una notte, la zona di sera — lontana dai pullman — mostra il suo volto più autentico, e il cielo stellato in quota vale da solo il viaggio.
Gli errori più comuni? Sottovalutare la salita alla rocca (scarpe sbagliate o orari sbagliati). Fidarsi del bel tempo della pianura senza considerare che in quota cambia tutto. Concentrarsi solo sul castello dimenticando il borgo (o viceversa): è la coppia a rendere speciale la gita. E ridurre Campo Imperatore a una sosta-foto: se avete tempo, regalategli almeno una passeggiata.
